Covid-19 e lavoratori, tra chi ripiega sui campi e chi attende un sostegno

La carenza di manodopera per la raccolta della verdura di stagione ha richiamato anche studenti, grafici e blogger, mentre chi sta a casa e non ha fonti di reddito è appeso al filo degli ammortizzatori sociali

Sembra quasi paradossale quanto accade nel settore agricolo veneto e veronese. L'emergenza coronavirus costringe ancora molti imprenditori a tenere chiuse le attività per limitare gli spostamenti dei lavoratori e ridurre quindi le possibilità di contagio. Una decisione tragica per l'economia, ma funzionale dal punto di vista sanitario. Le aziende di alcuni settori definiti essenziali, però, possono tenere aperto e tra questi settori c'è quello agricolo. Il paradosso è che le imprese dell'agricoltura che possono andare avanti fanno comunque fatica per una carenza di manodopera. Molti, infatti, dei lavoratori stagionali impegnati nei campi sono stranieri e con le frontiere chiuse dal virus non si possono muovere dai loro paesi.

Le istituzioni e le associazioni di categoria non sono però rimaste con le mani in mano e dopo Pasqua dovrebbe partire un progetto per agevolare l'incontro tra chi cerca e chi offre lavoro in agricoltura. Il progetto è stato realizzato da Veneto Lavoro e da Agribi, l'ente bilaterale veronese per l'agricoltura, di cui fanno parte Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil. «Sono giorni di incontri e confronto tra sindacati ed enti per far fronte alla carenza di manodopera in agricoltura, acuita dall’emergenza coronavirus - ha sottolineato Luigi Bassani, presidente di Agribi - Con questo nuovo progetto, cominceremo a fornire ai centri per l'impiego le richieste di manodopera delle aziende agricole e contiamo che nel giro di una settimana possano già arrivare i primi lavoratori selezionati dalle liste di disoccupati e fruitori di reddito di cittadinanza di cui dispone Veneto Lavoro. A quel punto incroceremo domanda e offerta, così le aziende potranno disporre immediatamente della manodopera richiesta per le varie raccolte delle fragole e degli ortaggi».

Intanto, tra chi cerca lavoro, c'è già chi prova a mettersi in contatto direttamente con la Coldiretti. All'indirizzo della sezione veronese dell'associazione dei coltivatori diretti sono arrivati circa 200 e-mail. Esperti del turismo, blogger, grafici, studenti universitari, responsabili marketing hanno espresso il desiderio di dare una mano agli agricoltori in piena campagna di raccolta asparagi, fragole, insalata e altri ortaggi. Veri e propri appelli per trovare un'occupazione ma anche per sostenere la produzione di frutta e verdura messa a rischio dalla mancanza di manodopera straniera stagionale ferma nei paesi d’origine a causa dell'emergenza sanitaria.
Rimane il problema dei pagamenti di questi lavoratori che sarebbero stagionali e la Coldiretti è tornata a chiedere la reintroduzione dei voucher per il sistema agroalimentare. «In questo momento non c'è spazio per posizioni ideologiche servono scelte pragmatiche - sostiene l'associazione - I voucher in agricoltura potrebbero consentire solo a cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui peraltro scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori potrebbero trovare un'occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta».

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E se in agricoltura, pur con il problema della manodopera, comunque le attività economiche non si sono mai fermate, ci sono tanti altri settori in cui le imprese non possono ancora riaprire. Imprese che avrebbero dato lavoro a migliaia di uomini e di donne che sono costretti a rimanere a casa senza alcuna fonte di reddito. Un esempio sono i lavoratori del commercio, dei servizi e del terziario che nel veronese hanno attivato seimila domande per ottenere ammortizzatori sociali come la cassa integrazione ordinaria, la cassa in deroga, il fondo di integrazione salariale (Fis) o la cassa artigiana. E a questi si aggiungono migliaia di lavoratori stagionali in attesa di percepire l'assegno di 600 euro promesso dal Governo. Baristi, camerieri, commessi, addetti alle pulizie, magazzinieri, impiegati, parrucchieri, estetiste, segretarie degli studi professionali, vigilanti, badanti e colf. Migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici costretti ad attendere gli ammortizzatori, con le uniche eccezioni dei dipendenti dei supermercati e dagli addetti alle pulizie negli ospedali, i soli rimasti al lavoro pur tra mille difficoltà e criticità.
«Basteranno i fondi? Naturalmente no - ha spiegato Andrea Lovisetto, segretario generale della Filcams Cgil Verona - E fa rabbia ascoltare chi si dovrebbe occupare di questi nostri concittadini, disquisire di rilancio e di riapertura quando ci sono ancora enormi falle da tappare nel sistema degli ammortizzatori sociali. Prendiamo la misura dei 600 euro a favore degli stagionali del turismo e dei parchi termali che hanno perso involontariamente. Essa è palesemente costruita sul modello degli alberghi ma lascia clamorosamente scoperti gli stagionali dei parchi di divertimenti, quelli dei negozi e delle attività che vivono solo di turismo, i lavoratori di tutti i servizi esternalizzati che lavorano esclusivamente per gli alberghi, e gli stessi bagnini, assunti ad esempio dalle piscine e dai parchi divertimenti. Le storture del sistema impediscono in molti casi di anticipare ai lavoratori l’importo della cassa integrazione anche quando l'azienda gode di buona liquidità e perfino in presenza della piena disponibilità del datore di lavoro. È il caso di tutte le grandi aziende del commercio sopra i 50 dipendenti che non pagano il contributo per il Fondo di integrazione salariale (Fis) ma soltanto quello per la cassa integrazione straordinaria. Ci troviamo dunque nella situazione paradossale per cui aziende dello spessore di Volkswagen (860 dipendenti a Verona), Mann Truck & Bus (330 dipendenti a Verona), Altro Mercato (100 dipendenti) non possono anticipare i soldi della cassa ai propri lavoratori e allo stesso tempo pescano da uno strumento pensato per sostenere i lavoratori delle piccole e piccolissime imprese, come bar e ristorati, con il rischio di prosciugarlo. Sono questi i problemi da affrontare oggi. Troviamo una soluzione alle emergenze dei lavoratori».

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