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Foto generica di repertorio

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Coronavirus, quarantena potrebbe togliere braccia ai campi veronesi

Ma non solo l'agricoltura, tutti i settori sono stati colpiti soprattutto dalla psicosi legata al virus. Il rischio è che i danni economici superino quelli sanitari

Dal punto di vista sanitario, le misure adottate contro il coronavirus dalle autorità sembrano aver dato un esito positivo, almeno in Veneto. Il presidente della Regione Luca Zaia ha inviato segnali di ottimismo, tanto che potrebbe non prorogare l'ordinanza che ha imposto divieti precauzionali per circoscrivere il contagio. Dal punto di vista economico, però, «c'è ancora tanto da fare», ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio di Verona Giuseppe Riello, evidenziando i danni provocati alle aziende veronesi dal Covid-19 e soprattutto dalla psicosi che circola attorno a questo virus. Danni che non risparmiano nessun settore.

In agricoltura, Coldiretti Verona ha parlato di «produzioni agroalimentari veronesi a rischio» perché la Romania ha imposto una quarantena a tutti i suoi cittadini rientrati dal Veneto o da altre zone in cui si sono registrati dei contagi. La quarantena di 14 giorni rischia di non far rientrare in Italia tanti romeni, i quali sono la comunità straniera più numerosa nei campi di Verona. Sono già arrivate le prime disdette degli impegni di lavoro e proprio alla vigilia della primavera, periodo in cui riprende l'attività nei campi, e questo potrebbe rendere più diffocoltose le prime raccolte. In particolare, nella provincia veronese il problema riguarda la raccolta già iniziata degli asparagi e quella prossima delle fragole. «Occorre un intervento sul piano nazionale e comunitario per evitare che vengano poste ingiustificate barriere alla circolazione dei lavoratori e delle merci con decisioni estemporanee delle autorità di Paesi comunitari e non che generano grande insicurezza ma anche danni economici ed occupazionali», ha affermato il presidente della Coldiretti di Verona Daniele Salvagno.

L'impatto peggiore pare però che l'abbiano avuto le aziende legate al turismo. Secondo Confesercenti, a livello nazionale potrebbero chiudere 15mila piccole imprese, con la perdita di oltre 60mila posti di lavoro. Le attività ricettive sono state travolte da un diluvio di disdette e la stagione turistica appare seriamente compromessa ancor prima di cominciare. «Ma bisogna prepararsi a misure d'emergenza anche per ristoranti ed attività commerciali - ha commentato il direttore generale di Confesercenti Verona Alessandro Torluccio - Verona, città a forte vocazione turistica, sta già vivendo un periodo di regressione commerciale, ora anche questo ulteriore e grave problema amplificherà il continuo chiudersi di serrande anche nel cuore della città scaligera e per questo abbiamo chiesto un tavolo di lavoro all'assessore Nicolò Zavarise per cercare di supportare le imprese in questo difficile momento.
Richiesta accolta dall'assessore che ha convocato per domani, 28 febbraio, alle 11.30 a Palazzo Barbieri tutte le rappresentanze economiche del territorio. «Anche Verona, per quanto non si siano registrati casi da Coronavirus, risente di un certo clima di paura attorno a questa vicenda - ha detto Zavarise - Siamo pronti a fare la nostra parte per sostenere il ritorno, quanto prima, alla normalità. E ribadisco con forza, insieme a tutti gli operatori, che Verona è una città bellissima, sicura, controllata e accogliente. È una città da vivere e da godere, senza paure e nella più assoluta tranquillità».
Ed anche la Regione Veneto ha organizzato una riunione con i rappresentanti del mondo dell'economia, allargato per l'occasione ai principali enti fieristici, per affrontare il tema dell'emergenza coronavirus. Il tavolo è convocato per lunedì 2 marzo «L'obiettivo è condividere un percorso e identificare le misure attraverso le quali supportare le nostre imprese - ha detto l'assessore regionale allo sviluppo economico Roberto Marcato - Si tratta di unire le forze e trovare la via per risollevare la nostra economia dopo questa situazione di emergenza sanitaria dalle conseguenze estremamente gravi per tutti i settori economici, turismo e industria in primis».

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