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Domenica, 28 Novembre 2021
Economia Centro storico / Corso Porta Nuova

Coronavirus ed economia, Giuseppe Riello: «Imprese lasciate sole»

Il presidente della Camera di Commercio di Verona, e non solo lui, richiama l'attenzione sui settori danneggiati dal Covid-19 e dalla paura connessa al rischio contagio

Ottima l'organizzazione sanitaria, ma sul fronte della gestione delle ripercussioni economiche c’è ancora molto da fare. Le aziende che organizzano il lavoro in modo diverso o addirittura chiudono come devono conteggiare i giorni di chiusura? Chi pagherà i maggiori costi dovuti alle misure restrittive attuate per realizzare il cordone sanitario? 

Dopo la Lega, è Giuseppe Riello, presidente della Camera di Commercio di Verona, a richiamare l'attenzione sulla situazione economica danneggiata dal coronavirus e dalla paura connessa al rischio contagio. Il settore del turismo sembra quello più colpito, con tantissime disdette arrivate da potenziali visitatori, i quali hanno deciso di annullare il loro viaggio in Italia, temendo di poter contrarre il Covid-19. Anche l'ambito delle fiere è toccato: Veronafiere ha rinviato tre eventi, anche se il Vinitaly è confermato. Ma a soffrire sono tutti, anche i piccoli negozi, perché i cittadini non escono di casa e quindi per alcuni esercenti non è conveniente tenere aperto perché se non ci sono clienti non ci sono incassi.
«Abbiamo 96mila imprese, siamo la 12esima provincia nella graduatoria nazionale e stiamo subendo un contraccolpo economico dai danni incalcolabili senza che vi sia stato un solo caso di coronavirus sul nostro territorio - scrive Riello, riferendosi alla provincia di Verona - Le imprese sono lasciate sole in questo momento di grave difficoltà: comprendiamo che la salute della popolazione venga prima di tutto, ma abbiamo bisogno di indicazioni chiare su come gestire l'emergenza dal punto di vista organizzativo per rispetto delle imprese ma anche dei lavoratori. La cassa integrazione ordinaria sarebbe uno strumento da estendere a tutte le imprese delle aree coinvolte dalle ordinanze. Penso agli alberghi e ai ristoranti che stanno subendo un calo drastico della clientela. Verona è quinta provincia per numero di presenze turistiche, che arrivano a quota 17,7 milioni. Le pesanti disdette delle prenotazioni sono solo l'inizio di un'imprevista crisi economica che senz'altro avrà risvolti nel medio termine. Sono 7.153 imprese tra alloggio e ristorazione. Sarà necessario uno sforzo di comunicazione ulteriore del territorio, una volta usciti dall'emergenza per recuperare reputazione. Quanto alle altre imprese fioccano disdette e annullamenti di incontri e riunioni, gli ordinativi sono fermi. La situazione è davvero preoccupante e ribadisco che occorre maggiore attenzione per le imprese che sono le prime a sostenere la salute economica del territorio».

Ed anche se penalizzate economicamente, le aziende veronesi stanno facendo la loro parte nel monitoraggio del coronavirus. Confindustria Verona ha realizzato e diffuso un protocollo di autodisciplina che contiene indicazioni di massima come il monitoraggio quotidiano della temperatura, la registrazione e l'identificazione degli ospiti esterni, la limitazione di riunioni e trasferte di lavoro e l'utilizzo dello smartworking. Suggerimenti che poi ogni imprenditore può seguire in base all'organizzazione della proprio impresa. «Ma è necessario riuscire a dare risposte rapide ai tanti dubbi delle imprese - ha detto il presidente di Confindustria Verona Michele Bauli - Senza farsi prendere da facili allarmismi occorre affrontare con serietà la situazione. Le autorità sanitarie sono al lavoro e noi imprenditori dobbiamo fare la nostra parte garantendo, con responsabilità, la continuità d'impresa»

Ma la situazione è stata fatta presente anche al presidente della Regione Veneto Luca Zaia. «Le preoccupazioni del mondo dell'economia e dell'imprenditoria veneta di fronte a questa emergenza, sono le nostre preoccupazioni, le mie personali e voglio credere siano anche quelle di tutti - ha detto Zaia - Questa comunità non può vedere minacciato il suo più grande valore: l'impresa. Come per la salvaguardia della salute dei cittadini, la battaglia perché non sia danneggiato il nostro tessuto produttivo la combatteremo insieme. Il vero problema è impedire che i nostri competitors internazionali si gettino come avvoltoi su una bestia ferita come ora può apparire a qualcuno l'economia veneta. Basta vedere cosa sta avvenendo con il turismo. Chiediamo misure straordinarie con rapidità e spero che il Consiglio dei Ministri se ne occupi già in questa settimana».
E sull'ipotesi che di riconoscere la cassa integrazione in deroga solo nei territori comunali in cui si è sviluppato un focolaio, l'assessore regionale al lavoro del Veneto Elena Donazzan è critica: «Sarebbe una misura del tutto ininfluente. Il danno economico che si sta già evidenziando è di portata nazionale. Il Governo deve immediatamente assicurare un alleggerimento del carico fiscale sulle imprese dell'intera regione, con la definizione di ammortizzatori sociali, anche in deroga, per quei settori e aziende che non hanno sostegni ordinari e che stanno pagando il conto salato della crisi creata dall’emergenza sanitaria».

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