Confcommercio, non piace il Dpcm: «Misure inutilmente punitive per il settore»

I provvedimenti deliberati dal Governo per contrastare la diffusione del Covid-19 non incontrano il favore della sezione veronese dell'associazione e dei suoi affiliati

Paolo Arena

Misure «inefficaci e inutilmente punitive per un settore che è già stato colpito pesantemente»: così Confcommercio Verona la federazione dei pubblici esercizi Fipe-Confcommercio Verona commenta i provvedimenti dell'ultimo DPCM approvato dal Governo, sottolineando come la stretta su bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie (oltre 7.000 nella provincia di Verona) non vada giù agli imprenditori del settore.
Il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che entrerà in vigore dal 14 ottobre, prevede che le attività dei servizi di ristorazione siano consentite fino alle 24 con servizio al tavolo e sino alle 21 in assenza di servizio al tavolo; resta consentita la "ristorazione con consegna a domicilio" e la "ristorazione con asporto" ma "con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze dopo le 21". Saranno intensificati i controlli, con la circolare del Viminale che ha ribadito l'invito a sanzionare quei bar, pub e ristoranti che offrono le proprie sale per "attività danzanti".  

Secondo Confcommercio Verona, i dati dimostrerebbero che i ristoranti e i bar non sono fonti di diffusione del virus perché i contagi, quando a maggio sono stati riaperti i ristoranti, sono rimasti su livelli contenuti: l'impennata è arrivata con la riapertura delle scuole e il rientro negli uffici e nei luoghi di lavoro. Secondo l’Istituto superiore di Sanità, inoltre, il 77,6% dei contagi, attualmente, avviene in ambito domestico.

Anche le "strette" su feste e banchetti e la proroga della chiusura delle sale da ballo viene criticata da Confcommercio Verona che ricorda come il settore dell’intrattenimento, strategico per l’attrattività turistica, rivesta una funzione di primaria importanza anche dal punto di vista economico.
Oggi, ribadisce l'associazione, non sarebbero solo i locali da ballo, chiusi, ad essere in ginocchio, ma tutta la filiera dell’intrattenimento verserebbe in una situazione di estrema sofferenza: lo stop forzato avrebbemesso in crisi tutto il circuito composto da società di ticketing, collecting, artisti e fornitori, mentre continuerebbero a mancare all'appello o sono gravemente insufficienti indennizzi, misure di sostegno al settore e ammortizzatori sociali.

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«Per molti comparti, soprattutto nel turismo - afferma il presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena - l'anno si chiuderà con diminuzioni severe, anche a due cifre percentuale e queste ulteriori misure restrittive rischiano di rappresentare il colpo di grazia per molte aziende con gravi ripercussioni in termini economici, occupazionali e sociali».
Per Arena l'intervento normativo nazionale «sbaglia il tiro, in quanto una regolamentazione sulla somministrazione c'è già, e Verona ne è un esempio, e si toglie di fatto un presidio del territorio: da sempre i pubblici esercizi aiutano a rispettare le regole scongiurando il nomadismo e gli spostamenti non controllati della clientela». Per il presidente di Confcommercio Verona, infatti, il rischio concreto è che il "popolo della notte" ricorra all'auto-somministrazione acquistando bevande alcoliche nei punti che fanno somministrazione in self service h24, o nelle attività al dettaglio, e si possono creare situazioni difficilmente gestibili nei campetti, nei parcheggi o in altri luoghi.
«I pubblici esercizi - conclude Arena - rispettano le regole e le fanno rispettare nell'ambito di quello che è l'orario normale e 'naturale' della loro attività: limitarlo in maniera autoritaria rischia di provocare un effetto boomerang».

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