Dpcm, stop alle fiere: «Shock gravissimo». Confcommercio: «Ristoratori non sono untori»

Il presidente di Confcommercio Verona: «Ristoratori, baristi, pasticcieri, gelatieri, non sono untori e hanno garantito finora il rispetto delle norme investendo per la sicurezza delle imprese». Danese sulle fiere: «Non si può chiudere il settore da un giorno all’altro»

Piazza Bra - Verona

«Il nuovo Dpcm che entra in vigore domani, lunedì 26 ottobre, prevede la chiusura immediata di tutte le manifestazioni fieristiche. Il provvedimento è uno shock gravissimo per il settore fieristico per il quale serve un atto urgente con un intervento economico a fondo perduto. Il governo deve dare risposte immediate alle fiere, alle quali aveva garantito che una eventuale stretta sarebbe stata programmata», commenta il veronese Maurizio Danese, oggi presidente di AEFI-Associazione Esposizioni e Fiere Italiane.

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Lo stesso presidente Maurizio Danese quindi aggiunge: «La sospensione immediata non solo causa ulteriori ingenti danni a un settore già messo in ginocchio da una chiusura forzata da marzo al primo settembre, che ha causato la perdita di oltre il 70% del fatturato, ma è una ulteriore mazzata economica per quartieri che avevano già avviato gli allestimenti per le manifestazioni che si dovevano tenere nei prossimi giorni. Le fiere - argomenta il presidente Maurizio Danese - richiedono tempi lunghi di preparazione e grandi investimenti sia per chi le realizza che per gli espositori e per le società che contribuiscono alla loro realizzazione e non si può chiudere il settore da un giorno all’altro. Speriamo che la promessa del premier Conte e del ministro Di Maio di un intervento di ristoro a fondo perduto per il settore si concretizzi immediatamente».

Maurizio Danese, Presidente AEFI-2

Maurizio Danese, oggi presidente di AEFI-Associazione Esposizioni e Fiere Italiane

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Durissimo il commento anche del presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena, il quale ha dichiarato: «È stato superato ogni limite, la chiusura dei pubblici esercizi alle 18 è totalmente insensata e avrà effetti devastanti sull'economia tutta e sul tessuto sociale. È insostenibile. Ristoratori, baristi, pasticcieri, gelatieri, non sono untori e hanno garantito finora il rispetto delle norme investendo di tasca propria per la sicurezza delle imprese, ben 7.000 solo nella provincia di Verona, elemento strategico per il turismo e per l’indotto. Dall’inizio del lockdown ad oggi, livello nazionale, sono stati già persi 24 miliardi di euro di fatturato. E con le attuali nuove limitazioni potrebbero perdersi 470 milioni al mese, per un totale stimato dalla Federazione Fipe in 2,7 miliardi di euro, con il rischio chiusura per 50 mila imprese a livello nazionale. Una scelta disastrosa, quella del Governo, anche perché disperazione e rabbia stanno montando da Nord a Sud».

La stessa Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe-Confcommercio), all'interno di una nota dichiara «insostenibili» le nuove misure adottate dal governo in tema di esercizi commerciali per frontaggiare la pandemia: «Gli imprenditori di questo settore si stanno dimostrando persone responsabili, che rispettano rigorosamente i protocolli sanitari loro imposti, che non possono reggere ulteriormente una situazione che decreterebbe la condanna a morte per migliaia di imprese. È evidente che non si possono far ricadere le responsabilità del ritorno dell'epidemia sul nostro comparto: sono altri i fattori che hanno purtroppo causato una nuova emergenza. Sarebbe una scelta disastrosa, con la disperazione e la rabbia che sta crescendo oltre il livello di guardia. La pandemia va gestita con attenzione sicuramente alla salute, - si conclude la nota di Fipe-Confcommercio - ma anche riscontrando le aspettative e le esigenze del settore che il governo conosce perfettamente perché la Fipe le ha trasferite nelle occasioni di confronto istituzionale. Chiediamo di poter continuare a lavorare per non morire e per questo servono, senza ritardo o inutili annunci, le misure promesse».

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Paolo Arena, presidente di Confcommercio Verona

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