Cattolica ed il sospetto di un'illecita influenza sulle assemblee dei soci

A Paolo Bedoni, Carlo Ferraresi ed a Alessandro Lai sono stati notificati tre avvisi di garanzia ed i finanzieri hanno effettuato una perquisizione ed hanno acquisito documenti conservati nella sede di Lungadige Cangrande

(Foto di repertorio)

Come se non bastassero le accese polemiche che hanno anticipato e seguito l'assemblea dei soci di Cattolica Assicurazioni di venerdì scorso, 31 luglio, altre difficoltà si aggiungono per i vertici del gruppo assicurativo veronese. Al presidente Paolo Bedoni, al direttore generale Carlo Ferraresi ed al segretario del consiglio di amministrazione Alessandro Lai sono stati notificati tre avvisi di garanzia e la guardia di finanza ha effettuato una perquisizione ed ha acquisito documenti conservati nella sede sociale di Cattolica, in Lungadige Cangrande. Il tutto nello stesso giorno in cui l'assemblea dei soci aveva approvato il cambiamento epocale dell'azienda, che non sarà più una cooperativa ma una società per azioni. Un cambiamento che dovrebbe poi aprire le porte di Cattolica alla triestina Generali, pronta a spendere centinaia di milioni di euro per acquisire circa un quarto delle azioni di Cattolica.

L'assemblea di venerdì scorso, insieme a quelle del 27 giugno 2020 e del 13 aprile 2019, sarebbero finite sotto la lente d'ingrandimento di Consob e Procura di Verona. E proprio la Procura avrebbe inviato i finanziari a svolgere la perquisizione ed a notificare i tre avvisi di garanzia. L'ipotesi è che Bedoni, Ferraresi e Lai potrebbero aver avuto una illecita influenza sulle tre assemblee al centro dell'indagine. Ovviamente, Cattolica non poteva che ribadire «l'assoluta correttezza e regolarità delle operazioni assembleari, le ultime due delle quali avvenute, tra l'altro, con l'intervento di un rappresentante designato indipendente, quale Computershare Spa, e quindi attraverso meccanismi di raccolta e di voto soltanto informatici e senza il coinvolgimento della società e di sue strutture; donde l'impossibilità per queste di intervenire o incidere sul voto espresso dai soci», come si legge nel comunicato diffuso dalla società, la quale si è mostrata collaborativa con chi sta svolgendo le indagini e fiduciosa in un rapido chiarimento. «In ogni caso - conclude la nota - la società tiene a precisare che le delibere assunte nell'assemblea del 31 luglio 2020 sono valide a tutti gli effetti e che l'importante operazione con Generali proseguirà come previsto».

Alla base dell'indagine ci sarebbero le accuse dell'ex amministratore delegato di Cattolica Alberto Minali, il quale avrebbe fornito a Consob una ricostruzione dei fatti in fase di accertamento. Secondo Minali, Paolo Bedoni avrebbe creato un sistema di controllo delle deleghe ed una rete di relazioni attraverso cui influenzare le votazioni dell'assemblea dei soci e mantenere il potere. E l'ex amministratore delegato sarebbe stato cacciato da Cattolica proprio perché con le sue iniziative avrebbe potuto intralciare il sistema del presidente Bedoni.
La ricostruzione di Minali è stata definita «fantasiosa» dalla società veronese, la quale l'ha respinta e l'ha giudicata lesiva.

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