Cattolica Assicurazioni diventa spa, la maggioranza dei soci approva

Per la trasformazione della cooperativa in società per azioni, hanno partecipato 2.700 aventi diritto e sono risultati espressi 1.910 voti a favore (70,74%) e 785 voti contrari (29,07%)

(Foto di repertorio)

Si è tenuta oggi, 31 luglio, a Verona, l'assemblea dei soci di Cattolica Assicurazioni. Un'assemblea molto attesa ed anticipata da lunghi giorni di polemiche attorno al punto principale su cui i soci dovevano votare: la trasformazione di Cattolica Assicurazioni da cooperativa a società per azioni (spa). Un cambiamento storico per l'ultracentenario gruppo assicurativo veronese. Un passaggio che dovrebbe favorire l'ingresso della triestina Generali nell'azionariato di Cattolica. Generali, infatti, sarebbe pronta ad investire centinaia di milioni di euro per acquisire circa un quarto del pacchetto azionario di Cattolica.

Per la trasformazione della cooperativa in spa, hanno partecipato 2.700 aventi diritto e sono risultati espressi 1.910 voti a favore (70,74%) e 785 voti contrari (29,07%). E a margine della votazione, Il presidente di Cattolica Assicurazioni Paolo Bedoni ha dichiarato: «La deliberazione odierna conferma ancora una volta lo spirito di responsabilità, la propensione all'innovazione e la capacità di assumere decisioni rilevanti dei soci di Cattolica. A loro va la nostra gratitudine per la fiducia che, ancora una volta, ci hanno confermato. Con questo passaggio storico, prosegue così il percorso di riforme intrapreso dalla società oltre 20 anni fa, volto a renderla sempre più competitiva e al passo con le best practice del settore assicurativo. La votazione di oggi permetterà alla compagnia di essere sempre più forte sul mercato, solida e proiettata verso il futuro attraverso l'alleanza strategica con un player di grande rilievo quale è Generali. Tutto ciò senza rinunciare, anche attraverso la Fondazione Cattolica, ai propri valori, alla propria identità e al radicamento sul territorio».

Di tutt'altro tono sono, invece, le considerazione espresse da Casa Cattolica, la rete che unisce tutti coloro che si sono schierati contro questa grande operazione, descritta come una «svendita di Cattolica a Generali». Casa Cattolica ha ringraziato i soci che hanno espresso in assemblea il loro voto contrario. «Siamo certi che con una informativa più chiara e trasparente e con un reale dibattito - scrivono i rappresentanti di Casa Cattolica - si sarebbe potuta bloccare la trasformazione in spa. La nostra convinzione è che Cattolica sia un patrimonio dell'intero territorio che va difeso ad oltranza da attacchi ostili che ne tradiscono i valori e ne vogliono rescindere il legame. Proprio per questo motivo, nei prossimi giorni ci ritroveremo per analizzare tutta la documentazione legale raccolta ai fini di valutare l'impugnazione anche di questa assemblea oltre a quella dello scorso 27 giugno».

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E dopo la votazione sono giunte anche i primi commenti della politica. Il consigliere comunale di Verona Tommaso Ferrari (Traguardi) ha detto: «La vendita a Generali è una sconfitta per la città. I processi o si guidano o si subiscono ed è chiaro ormai a tutti che un'intera classe politica e dirigente che in questi anni ha fatto della veronesità una propria bandiera, ha invece depauperato il nostro territorio, solo per convenienza o miopia di visione strategica. Chi vuole portare avanti una vera veronesità deve guidare i cambiamenti sociali e di mercato e non farsi travolgere dalle decisioni». Mentre Luca Nisidi, coordinatore locale di Volt, ha dichiarato: «Non abbiamo nessuna preclusione al fatto che Cattolica diventi una società per azioni, che ad oggi sembra essere l'unica via d'uscita percorribile. Il problema, semmai, è la modalità con cui questo cambiamento è avvenuto e le ragioni che hanno portato ad una scelta così drastica. Riteniamo che ci siano delle domande che meritino di ricevere una risposta. Perché l'Ivass ha chiesto alla compagnia veronese una ricapitalizzazione di 500 milioni, una cifra enorme che ha costretto Cattolica a gettarsi tra le braccia di Generali per reperire i fondi necessari all'aumento di capitale? Ci sono delle responsabilità? Perché, con un cambio di rotta improvviso, è stata proposta proposta la soluzione della trasformazione in spa che fino a pochi mesi fa veniva demonizzata? Nel contesto della crisi sanitaria che ha reso impossibile organizzare le assemblee dei soci in presenza, è stata garantita una dialettica vera tra la base azionaria e il vertice? Quello che sta accadendo rappresenta l'ennesima perdita per Verona e per il Veneto. Cattolica, dopo le Popolari di Vicenza e di Verona, rappresentava l'ultimo baluardo finanziario del territorio scaligero, che ora si appresta ad uscire definitivamente dalla scena della finanza».

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