Cattolica Assicurazioni apre la porta a Generali, forte fronda di contrari

La società cooperativa veronese è pronta a trasformarsi in società per azioni. Un cambiamento che potrebbe portare ad un investimento da 350 milioni di euro del gruppo triestino. Ma chi non è d'accordo parla di «svendita»

La sede di Cattolica Assicurazioni a Verona (Foto Facebook)

«Proposta di trasformazione in società per azioni e conseguente adozione di un nuovo testo statutario». È questo il punto più importante nell'ordine del giorno dell'assemblea dei soci di Cattolica Assicurazioni in programma a fine luglio. Tradotto in un linguaggio più comprensibile, l'assemblea dovrà votare il cambiamento di Cattolica da società cooperativa a società per azioni. Un cambiamento che aprirebbe la porta all'investimento da 350 milioni di euro con cui Generali acquisirebbe una fetta grande circa un quarto di Cattolica.

Per il consiglio di amministrazione di Cattolica Assicurazioni, l'ingresso di Generali consoliderebbe i conti della società. Ma è forte la fronda dei contrari, i quali si sono riuniti in Casa Cattolica, una rete di associazioni, politici e imprese veronese che hanno definito l'intera operazione una «svendita di Cattolica a Generali». E hanno fatto sentire le loro ragioni anche in Regione Veneto, con alcuni rappresentanti che hanno incontrato l'assessore regionale allo sviluppo economico Roberto Marcato. Per i coordinatori di Casa Cattolica, la trasformazione della società cooperativa veronese in società per azioni ed il conseguente ingresso del gruppo triestino «cancellerà l'ultimo baluardo finanziario veneto rimasto - hanno dichiarato - Cattolica Assicurazioni rappresenta l'ultimo grande player economico sul quale ricostruire un'identità forte non solo veronese, bensì regionale». Casa Cattolica ha mostrato a Mercato i rischi e gli scenari negativi che si presenteranno dopo il voto dell'assemblea straordinaria del prossimo 31 luglio. «In particolare - sostengono i contrari alla trasformazione di Cattolica in spa - sono a rischio i posti di lavoro di circa 1.800 dipendenti e il futuro di 1.400 agenzie che perderanno la radicalità e la presenza attiva sul territorio in quanto inglobate dal colosso assicurativo»

A fare sponda a Casa Cattolica in Regione, c'è il consigliere regionale veronese Stefano Valdegamberi, il quale sembra più propenso ad una fusione alla pari tra Cattolica e Vittoria Assicurazioni. Per Valdegamberi, l'accordo trovato tra Cattolica e Generali «è nettamente a vantaggio di Generali che si sono però mosse in una logica non proprio rispettosa del mercato e degli azionisti di Cattolica. Vittoria Assicurazioni sarebbe pronta invece con un progetto alternativo che porterebbe a una fusione e a una "trasformazione controllata" di Cattolica che ne preservi i livelli occupazionali e il radicamento territoriale, senza perderne l’identità. Questa alternativa, a mio avviso, deve essere analizzata immediatamente dal consiglio, nell'interesse di tutti i soci, di tutti gli azionisti e dell'intero territorio veronese».

Anche la Lega prova a mettersi tra Cattolica Assicurazioni e Generali. Il deputato veronese Paolo Paternoster ha presentato un'interrogazione parlamentare al Ministero dell'economia per capire se è stato assicurato il rispetto del diritto all’informazione e di voto agli azionisti di Cattolica. «La Lega non è da una parte né dall’altra, ma vuole fare gli interessi della città - ha detto Paternoster - Ci sono situazioni non chiare e una fretta ingiustificata nel portare a termine questa operazione. L'anno scorso Cattolica ha realizzato 350 milioni di utile. Ho contatti con dipendenti di Cattolica che si dicono terrorizzati per la perdita di posti di lavoro, della possibile chiusura di agenzie, ma anche soci preoccupati per il deprezzamento delle azioni e la polverizzazione della loro importanza all'interno del capitale sociale di Cattolica». E il commissario provinciale del Carroccio a Verona Nicolò Zavarise ha aggiunto: «Gli errori del passato dovrebbero insegnare qualcosa. Negli anni Verona ha perso il controllo di asset profondamente strategici per il proprio territorio: Cassa di Risparmio, Banco Popolare, autostrada, aeroporto. Cattolica ha 1.800 dipendenti, 2.000 agenti e 18mila azionisti, è un patrimonio da preservare e tutelare».

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Replica alla Lega il consigliere comunale di Traguardi Tommaso Ferrari: «La Lega alza la solita bandierina della veronesità, fingendo di dimenticare di aver amministrato il nostro territorio negli ultimi quindici anni, facendosi passare sotto il naso la perdita di tanti asset strategici. La difesa della veronesità non si fa sbraitando quando i giochi sono chiusi, ma prima, con strategie territoriali e programmazione lungimirante». Ed il presidente di Traguardi Pietro Trincanato chiosa: «Non vogliamo entrare nelle logiche aziendali interne, ma non possiamo tacere sul fatto che il sindaco e alti esponenti di partiti di opposizione, che ora sembrano spiazzati da una trasformazione che non hanno saputo gestire, negli ultimi mesi girassero a braccetto con la governance di Cattolica che ha guidato l'operazione e puntato tutto sulla svendita a Generali. La partnership delle nostre aziende con grandi player del mercato non ci spaventa, ma è la subalternità con cui le imprese veronesi arrivano agli accordi a preoccuparci. Una subalternità figlia diretta di una dirigenza onnipotente e inadeguata e di una politica incapace e ignara, buona solo a seguire il proprio utile e non quello della città».

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