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Banco Popolare: due pesi, molte liste

Banco Popolare: due pesi, molte liste

Banco Popolare: due pesi, molte liste

La Capogruppo intende votare il rinnovamento degli organi sociali

La Capogruppo ha comunicato qualche giorno fa la lista che intende far votare alla prossima assemblea per il rinnovo degli organi sociali del Banco Popolare. Un uomo col carisma di Fratta Pasini la guida e si spera che questo basti a garantire la governabilità ed il legame col territorio veronese. La ”Mutua” è la banca che ha saputo e dovuto sistemare i guai prodotti dalle altre popolari, perché in Italia c’è un bene superiore che va salvaguardato: la stabilità del sistema finanziario.

Tanti sono i guai di cui la finanza italiana soffre che , quando qualcuno sta male, si impone che arrivi un altro a soccorrerlo. A volte è utile, altre volte è contagiare gli organismi finanziariamente sani. Se ci mettete in conto, poi, che i risanati, spesso fanno come le serpi in seno, un piccolo quadro di come va la finanza in Italia è delineato.

Ma torniamo al Banco, alle liste ed alle regole. I soci del Banco si stanno organizzando per presentare altre liste. Probabilmente ce ne saranno più d’una in rappresentanza della vasta platea dei soci che quest’anno si troveranno per la prima volta a Novara. Il cambio di sede assembleare è un fatto storico, pur previsto da accordi pregressi, ma che darà il via, probabilmente, ad una nuova stagione di assemblee circolanti e di partecipazione societaria.

I soci si aggregheranno in associazioni ed in gruppi di pressione che porteranno evidentemente interessi personali, ma si spera, anche maggior trasparenza delle scelte, maggior condivisione, minor autoreferenzialità e tutto sommato un piano strategico più vicino ai desiderata dei soci. In questa nuova stagione ritorna con più forza il tema del diritto di voto ai dipendenti. I vecchi dipendenti della Mutua non l’hanno mai avuto, i dipendenti del gruppo che provenivano dalla popolare di Novara e quella di Lodi invece si.


Due pesi, mai giustificati ne giustificabili, su cui pochi hanno avuto da che ridire, in specie le autorità. Se prima era comprensibile in quanto i veronesi erano avvantaggiati da avere la sede vicino al loro posto di lavoro (ma se Novara o Lodi si fossero mantenute in bonis ciò non sarebbe accaduto, e quindi i dipendenti ne avevano indiretta responsabilità) non lo è più ora che le assemblee migrano.

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