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Ristorante al chiuso

Ristorante al chiuso

Seduti al ristorante, ma solo all'aperto. Fipe: «Non basta, il 46,6% dei locali non ha gli spazi»

La nuova zona gialla del governo non soddisfa le associazioni di categoria che si appellano ai Comuni affinché i sindaci concedano «il maggior numero di spazi esterni extra» a bar e ristoranti che ne sono privi. Artelio: «Per queste realtà il lockdown non finirà il 26 aprile»

«La notizia dell'anticipo al 26 aprile delle zone gialle e della contestuale riapertura dei locali con il via libera delle attività di ristorazione (bar liberamente e ristoranti anche alla sera all’aperto) è sicuramente positiva ma non deve far dimenticare i problemi del commercio, dei pubblici esercizi e del turismo in generale», questo il commento di Paolo Arena, presidente di Confcommercio Verona. Alle sue parole si aggiungono anche quelle di Paolo Artelio, presidente degli esercenti Fipe confcommercio Verona: «Si tratta solo di un primo punto di partenza, perché ad esempio molte imprese resteranno tagliate fuori dalla limitazione del servizio ai soli spazi esterni, subendo così una discriminazione. Per queste realtà il lockdown non finirà il 26 aprile».

Decreto "aperture", la nuova zona gialla e la road map dal 26 aprile

A fronte di tali considerazioni, è ancora il presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena ad evideziare che «sarà fondamentale avere già nei prossimi giorni una road map molto precisa che indichi come e quando le riaperture potranno coinvolgere, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, anche tutti quei locali che hanno a disposizione solo spazi interni. Parallelamente sarà importante invitare i Comuni a fare tutto quanto in loro potere per favorire la concessione di suolo pubblico agli operatori sfavoriti da questa riapertura parziale». Il tema ha naturalmente una sua importanza ed appare molto delicato. In attesa di leggere nel dettaglio il nuovo decreto "aperture" del governo, in arrivo in queste ore, è evidente che per i ristoranti che non hanno posti a sedere all'aperto risulta impossibile effettuare il servizio al tavolo sia in orario diurno che serale. In questo senso la nuova zona gialla annunciata dal 26 aprile comporta sia un allentamento che un rafforzamento delle regole rispetto al passato. Senza ovviamente dimenticare che, come ovvio, anche d'estate ed in primavera piove, dunque tutte le attività di ristorazione sono oggi più che mai legate anche alle condizioni climatiche. La possibilità di tornare a servire ai tavoli anche all'interno dei locali, secondo gli annunci del governo, dovrebbe arrivare non prima dell'1 giugno e soltanto per il pranzo.

Dal 26 aprile tornano le Regioni zona gialla: riaprono ristoranti anche la sera, ma all'aperto

In riferimento a tutto ciò, Fipe nazionale fa inoltre notare che riaprire solo le attività che hanno i tavolini all'esterno «significa prolungare il lockdown per oltre 116 mila pubblici esercizi». Nella nota di Fipe si legge che ben «il 46,6% dei bar e dei ristoranti italiani non ha infatti spazi all'aperto», e si tratta di una percentuale peraltro che nei centri storici, soggetti a regole molto più stringenti, aumenta considerevolmente: «Se questo è il momento del coraggio - afferma in una nota Fipe - che lo sia davvero. I sindaci mettano a disposizione spazi extra per le attività economiche che devono poter apparecchiare in strada ed evitare così di subire, oltre al danno del lockdown, la beffa di vedere i clienti seduti nei locali vicini».

Per la federazione, dunque, la data del 26 aprile da sola «non basta», poiché è necessario invece «dare una prospettiva a tutti gli imprenditori». Per questo Fipe sottolinea ancora che «bisogna lavorare da subito a un protocollo di sicurezza sanitaria stringente, che consenta la riapertura anche dei locali al chiuso e bisogna darci un cronoprogramma preciso, a partire dal 26 aprile. Non c'è più tempo da perdere. Nelle prossime ore - si conclude l'intervento di Fipe - chiederemo all'Associazione nazionale dei Comuni italiani di collaborare con noi per spingere i sindaci a concedere il maggior numero di spazi esterni extra, in via del tutto eccezionale e provvisoria, agli esercizi che in questo momento ne sono sprovvisti. Sarebbe un bel segnale di unità e di voglia di uscire dal pantano tutti insieme».

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