Anteprima Amarone 2016: «Elegante e dalla grande ampiezza aromatica»

Presentati anche i dati sul mercato 2019, anno in cui l'Amarone si è confermato vero e proprio traino. Crescono infatti le vendite sia all'estero (+4% rispetto al 2018) che in Italia (+6,8% sul 2018)

(Foto Facebook - Consorzio Tutela Vini Valpolicella)

Oggi, 2 febbraio, si chiude in Gran Guardia Anteprima Amarone, l'evento con cui è stato presentato e degustato l'Amarone 2016.
Elegante, dalla grande ampiezza aromatica e dal gusto equilibrato, così è stato descritto dagli esperti il principale rosso veronese stappato quest'anno. Dai campioni degustati, provenienti dalle differenti vallate della denominazione, è emersa soprattutto la grande armonicità dei profili sensoriali, a partire dai profumi, con un ventaglio olfattivo che va dai sentori di frutta rossa e nera, fino alle note di confettura, e sfumature speziate e balsamiche. E se la struttura al palato si rivela più moderata rispetto a quella dell'Amarone 2015, spicca l'ottimo equilibrio tra acidità e tannini. Caratteristiche queste, che collocano l'annata 2016 su un livello qualitativo potenzialmente superiore rispetto a quelle del 2013 e del 2014.
Cauto invece il confronto tra le varie vallate, che risente anche di fattori come l'esposizione e l'altitudine dei vigneti o come la modalità di coltivazione.
Dal punto di vista climatico, l'annata è stata positiva in tutti gli areali e per tutte le cultivar della Valpolicella, a vantaggio di una maturazione tecnico-fenologica raggiunta senza difficoltà. Nonostante una primavera particolarmente fredda e piovosa, seguita da un’estate con temperature al di sotto della media storica, la fase di invaiatura si è svolta nei tempi consueti tra fine luglio e la prima decade di agosto. Infine, con l’arrivo di settembre le temperature elevate e la buona ventilazione hanno permesso il giusto compimento del ciclo vegetativo, oltre a un inizio della raccolta di uve per l’appassimento in linea con la media storica.
Sul fronte dello stile, l'Amarone 2016 segna in maniera sempre più chiara la tendenza a produrre un vino caratterizzato da un minor residuo zuccherino medio (al di sotto dei 4 grammi per litro), ma anche un estratto secco e un pH più contenuti, alla ricerca non solo di potenza e ricchezza, ma anche di un gusto elegante e ben bilanciato. Altra tendenza riscontrata è quella che punta a un periodo di invecchiamento più lungo prima dell’introduzione del vino sul mercato.

Ma questi giorni non sono utili solo per conoscere l'Amarone 2016. Sono stati, infatti, resi noti dei dati che riguardano il mercato di questo particolare vino veronese. Secondo l'indagine annuale realizzata da Nomisma Wine Monitor, l'Amarone si è confermato nel 2019 vero e proprio traino in un’annata non certo facile per il commercio internazionale di vino. Crescono infatti le vendite di Amarone sia all'estero (+4% rispetto al 2018) che in Italia (+6,8% sul 2018). E proprio in virtù della maggior crescita della domanda interna, è calata di poco l'incidenza dell'export rispetto al fatturato complessivo.
«L'Amarone ha dimostrato di saper reagire bene in un anno difficile - ha detto il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella Andrea Sartori - in cui sulle piazze estere è aumentata la competizione al pari di congiunture negative e guerre commerciali. Serve ora lavorare sul prezzo medio, senz'altro un aspetto da migliorare».
Sono stati, inoltre, forniti alcuni dettagli sul consumo dell'Amarone all'estero. In Germania, ad esempio, i consumi sono trainati principalmente dalle donne; negli Stati Uniti, al netto dello spauracchio dei dazi aggiuntivi, si andranno sempre più affermando i vini strutturati e premium; in Canada i consumi non tengono i ritmi delle importazioni ma l’Amarone resta a segno più; nel Regno Unito si dovrà fare attenzione ai rossi della Napa Valley, agli Shiraz australiani e si dovrà lavorare più online sui privati di alta fascia.

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L'Amarone è uno dei migliori biglietti da visita dei vini italiani nel mondo, protagonista di primo piano di quel successo dell'export tricolore che ha in Veneto la prima regione d'Italia - ha commentato l'assessore regionale all'agricoltura Giuseppe Pan - Un successo, quello della viticoltura a denominazione d'origine, che affonda le proprie radici nella sapienza e nelle capacità dei viticoltori e degli enotecnici, in particolare quelli veronesi. Ma che ha alle proprie spalle anche l’importante azione di supporto che la Regione Veneto, negli anni, ha svolto e continua a svolgere a favore dei viticoltori e della promozione dei vini veneti all'estero.

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