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Ance Verona lancia l'allarme: "Il mercato delle costruzioni non decolla"

Il presidente dell'Associazione Nazionale dei Costruttori Edili, Ing. Fortunato Serpelloni: "È necessario un cambio di rotta per creare le condizioni di una ripresa effettiva. Senza misure politiche e normative efficaci, il settore resta in stallo"

Il 2016 per le costruzioni è l’anno dei rimpianti, eppure le premesse per una lieve ripresa c’erano tutte, la crescita del PIL con un +0,8% dopo 3 anni di contrazione, la cancellazione del patto di stabilità interno che da 9 anni ha bloccato di fatto gli investimenti degli enti locali, l’applicazione della clausola di flessibilità per gli investimenti pubblici che doveva sbloccare 5 miliardi di euro in gran parte destinati alle opere pubbliche.

Questo è quanto sottolinea in una nota diffusa Ance Verona. L'analisi dell'Associazione Nazionale dei Costruttori Edili poi prosegue, nel tentativo di far emergere il più possibile questa situazione. 

Sono state proprio le opere pubbliche a deludere, le stime di un +6% formulate a fine 2015 oggi sono ridimensionate +0,4% in termini reali. Il crollo degli investimenti è dovuto soprattutto agli effetti dell’introduzione il 19 Aprile 2016 del Nuovo Codice che di fatto sta bloccando tutte le Amministrazioni locali. Nel mese di maggio infatti, la riduzione dell’importo dei lavori appaltati rispetto allo stesso mese dell’anno precedente è pari a -75%.
Anche gli investimenti in nuove abitazioni si ridurranno nel 2016 di un ulteriore -3,4%, il numero di permessi a costruire concessi su tutto il territorio nazionale è di circa 54.000, con una flessione complessiva che supera l’80%. Si tratta di uno dei livelli più bassi mai raggiunti, inferiore al 1936.
Solo la ristrutturazione continua ad essere in crescita con un +1,9%, mentre l’edilizia non residenziale rimane ferma ad un +0,2%.
In questo contesto lo scenario formulato dall’Ance per l’anno in corso è di aumento tendenziale degli investimenti in costruzioni dello 0,3% in termini reali. Si tratta di un aumento trascurabile, del tutto insufficiente a creare condizioni di effettiva ripresa per un settore stremato da una crisi senza fine.
Nel primo trimestre 2016 prosegue, inoltre, il calo degli occupati nel settore, che si riducono del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il bilancio complessivo dei posti di lavoro persi nelle costruzioni dall’inizio della crisi continua ad aumentare: dal quarto trimestre 2008 al primo trimestre 2016 dal settore sono usciti 580.000 occupati, 800.000 se si considera tutta la filiera.
Tra il 2008 ed il 2014 sono uscite dal sistema di oltre 100.000 imprese, che corrisponde ad un calo in termini percentuali del -16%. Gli effetti della lunga crisi hanno penalizzato oltremodo le imprese più strutturate: tra le medie imprese, fino a 49 addetti, hanno chiuso il 40%, tra le imprese più grandi il 31%.
In assenza di misure politiche e normative efficaci per il 2017 si prevede una nuova flessione dei livelli produttivi del -1,2% in termini reali su base annua.
Non possiamo sopportare altri anni di questa crisi, servono misure efficaci per salvare uno dei settori trainanti della domanda interna – ribadisce il Presidente di ANCE Verona, l'Ing. Fortunato Serpelloni -. Come Ance le abbiamo proposte al Governo: bloccare l’entrata in vigore della nuova normativa sugli appalti pubblici fino a fine anno, approvare rapidamente la legge sul pareggio di bilancio, mettere a regime gli incentivi per la ristrutturazione edilizia e la riqualificazione energetica, favorire gli interventi di sostituzione edilizia, prorogare per altri tre anni le detrazioni Irpef pari al 50% dell’IVA per abitazioni classe A e B in scadenza a dicembre".
Anche le nostre imprese devono cambiare: nel 2015 il valore delle ristrutturazioni ha doppiato il nuovo: 45.734 milioni di euro contro i 21.038 milioni di euro investiti in nuove abitazioni.
Il dato sottende un fatto epocale, il mercato di riferimento non saranno più le nuove costruzioni, ma la ristrutturazione di abitazioni, condomini o intere città.
Nel nostro Paese lo spazio per le nuove costruzioni sarà sempre più limitato: diminuisce la popolazione e il numero di famiglie, la popolazione sta tornando a popolare le città, non abbiamo più suolo da consumare, lo stock immobiliare italiano è per il 53,7% è desueto e costruito prima del 1970.
Per la categoria questo cambiamento dev’essere recepito il prima possibile attraverso un ripensamento sull’attuale struttura organizzativa per capire come adeguarla in funzione del nuovo mercato.

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