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Ettore Prandini, presidente Coldiretti

Ettore Prandini, presidente Coldiretti

Migliaia di agricoltori chiedono aiuto a Fieragricola contro gli insetti alieni

«Dopo mucca pazza, aviaria e xylella, i nuovi killer dei campi sono arrivati in Italia per i cambiamenti climatici e per i ritardi nella lotta, prevenzione e nei controlli da parte della Unione Europea», ha affermato il presidente di Coldiretti

È la stessa Coldiretti ad annunciare che centinaia di agricoltori, provenienti da diversi regioni d'Italia, sono giunti in trattore all’inaugurazione della Fieragricola di Verona, dove sono attesi esponenti delle Istituzioni europee, nazionali e regionali, a partire dalla Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova: la loro richiesta è quella di fermare la strage senza precedenti provocata dall’arrivo di specie aliene che rovinano i raccolti. 

«Dopo mucca pazza, aviaria e xylella, i nuovi killer dei campi sono arrivati in Italia per i cambiamenti climatici e per i ritardi nella lotta, prevenzione e nei controlli da parte della Unione Europea», ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, anche lui sceso in piazza tra striscioni e cartelli di protesta che testimoniano le vicissitudini delle aziende colpite ("Il clima impazzito lo paghiamo noi", "Europa svegliati nei campi è calamità", "La cimice mangia i raccolti e noi le paghiamo il pranzo", "Greta non solo orsi polari l'emergenza è nei campi").
Coldiretti riferisce che gli agricoltori hanno portato la frutta ed i prodotti danneggiati, ma anche gli esemplari vivi di cimice asiatica (Halyomorpha halys), l'insetto che sta mettendo in ginocchio le aziende, «senza che siano state attivate misure di sostegno comunitarie adeguate a fronteggiare una vera emergenza». A favorirne la sopravvivenza sarebbe l’inverno dal caldo anomalo, con gli stessi giorni della merla che smentiscono addirittura la tradizione di essere i più freddi dell’anno, provocando così danni in campagna grazie allo smog. 

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Danni, quelli causati appunto da insetti ed organismi alieni, che nel 2019 avrebbero superato il miliardo di euro, con gravissimi effetti sul piano ambientale, paesaggistico ed economico. È quanto emerge dal Rapporto Coldiretti su “Clima: la strage provocata dalle specie aliene nelle campagne italiane” diffuso proprio all’inaugurazione di Fieragricola, dove è stata mostrata la teca degli orrori con le specie aliene arrivate in Italia che hanno fatto strage nei campi coltivati.

Dalla cimice asiatica al batterio della Xylella, dalla Popillia japonica alla Drosophila suzukii, dal cinipide galligeno (che ha preso di mira i castagni) al punteruolo rosso che ha decimato le palme e al coleottero Aethina tumida, sarebbero sempre di più le specie aliene che distruggono i raccolti, favorite dai cambiamenti climatici evidenti.
L’ultima ad invadere l’Italia è la cimice marmorata asiatica arrivata dalla Cina che, sostiene la Coldiretti, è particolarmente pericolosa per l’agricoltura, dal momento che si moltiplica due volte l'anno con un deposito di uova da 300-400 esemplari alla volta. Un autentico flagello è il batterio della Xylella, che è stato introdotto con molta probabilità dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam ed ha devastato gli uliveti del Salento, dove quest’anno sono andate perse quasi 3 olive su 4 in provincia di Lecce, con il crollo del 73% della produzione di olio che non sarà certamente recuperata nell’annata 2019 – 2020, secondo un’analisi elaborata da Coldiretti Puglia, sulla base dei dati del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN). Dall’autunno 2013, anno in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, continua Coldiretti, la malattia si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando pericolosamente a Monopoli, in provincia di Bari.

Di danni ne sta facendo anche la Drosophila suzukii, il moscerino killer molto difficile da sconfiggere che ha attaccato ciliegie, mirtilli e uva dal Veneto alla Puglia. Le castagne hanno invece pagato un conto salatissimo per colpa, precisa la Coldiretti, del cinipide galligeno del castagno, il Dryocosmus kuriphilus, proveniente dalla Cina che provoca nella pianta la formazione di galle, cioè ingrossamenti delle gemme di varie forme e dimensioni, contro il quale è stata avviata con successo una capillare guerra biologica attraverso lo sviluppo e l'accurata diffusione dell’insetto Torymus sinensis, che è un antagonista naturale: stando alle previsioni però, ci vorrà ancora tempo per ottenere un adeguato contenimento.

Coldiretti inoltre reiferisce che la produzione Made in Italy di miele di acacia, castagno, di agrumi e mille fiori è invece minacciata da due insetti killer, il calabrone asiatico (Vespa velutina) e il coleottero africano (Aethina tumida), che mangiano e rovinano il miele, il polline e soprattutto la covata, annientando la popolazione di api o costringendola ad abbandonare l’alveare.
Ma c’è anche il punteruolo rosso Rhynchophorus ferrugineus, originario dell’Asia, che ha fatto strage di palme dopo essere comparso in Italia per la prima volta nel 2004. Da allora si è dimostrato un vero flagello che ha interessato il verde pubblico e privato in Sicilia, Campania, Calabria, Lazio, Liguria, Abruzzo e Molise.

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Con il cambiamento climatico sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo – denuncia il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini – che ha lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – continua Prandini – devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati con estenuanti negoziati e dossier che durano anni. Per effetto dei cambiamenti climatici e della globalizzazione si moltiplica l’arrivo di materiale vegetale infetto e parassiti vari che provocano stragi nelle coltivazioni e per questo serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale – conclude Prandini – anche con l’avvio di una apposita task force.

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