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(Foto di repertorio)

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Catullo, per il rilancio servono soldi. «I soci pubblici non si tirino indietro»

A chiederlo è il consigliere regionale Valdegamberi, il quale teme che il controllo dello scalo possa passare in mani private. Ed il consigliere comunale Bertucco avverte: «Stanno consegnando la maggioranza a Save senza battere ciglio»

Sono passate ormai due settimane dalla seduta della commissione consiliare di Verona sull'aeroporto Catullo e sembra che non si sia ancora superato lo stallo riguardante la società che gestisce lo scalo.
Due sono infatti le anime del Catullo: una privata, rappresentata da Save, ed una pubblica che nella società Aerogest raggruppa Comune di Verona, Provincia di Verona, Camera di Commercio di Verona e Provincia di Trento. Attraverso un accordo, è l'anima pubblica a prevalere nella gestione dell'aeroporto, ma Aerogest non dispone delle risorse necessarie a rilanciare un Catullo colpito dalla crisi legata all'emergenza coronavirus. Come è emerso due settimane fa in commissione, infatti, pare che non tutti i soci pubblici del Catullo abbiano possibilità o intenzione di investire soldi nel piano di sviluppo dello scalo. I soldi, allora, potrebbe metterceli il socio privato, ma a quel punto Save prenderebbe il controllo definitivo del Catullo. Ci sarebbe, però, anche una terza via e cioè che altri soci entrino nella società di gestione dell'aeroporto, creando un nuovo equilibrio che mantenga il Catullo in mani pubbliche. Ed il sindaco di Verona Federico Sboarina starebbe sondando proprio questa terza via, anche con appelli a soggetti economici attivi in città.

Appelli che per il consigliere comunale Michele Bertucco avrebbero come destinatario Fondazione Cariverona. «Sappiamo che i rapporti tra la Fondazione e Comune non sono buoni, ma da parte di quest'ultimo manca qualsiasi proposta o strategia di rilancio - ha commentato il consigliere di Verona e Sinistra in Comune - Sull'aeroporto stanno consegnando la maggioranza a Save senza battere ciglio. Dove vuole andare il sindaco in queste condizioni? Perché una fondazione bancaria dovrebbe correre in soccorso di enti così opacamente e malamente amministrati?».

Ed anche il consigliere regionale Stefano Valdegamberi teme un arretramento della parte pubblica nell'amministrazione del Catullo. «Ancora una volta, il pubblico, di fronte ai problemi, preferisce la fuga, piuttosto che l'impegno per affrontarli - ha detto Valdegamberi - Perdere la regia sullo sviluppo futuro del Catullo è, a mio avviso, un atteggiamento miope e irresponsabile. Significa perdere la regia sullo sviluppo futuro di Verona e non solo. L'aeroporto è uno dei motori dell'economia locale, non solo veronese, ma dell'intero bacino dell'Adige. È un grave errore politico farlo passare sotto il controllo incondizionato di soggetti i cui interessi gravitano altrove, e cercano solo di imbalsamare Verona, per evitare l'avvicinamento di concorrenti al loro spazio vitale. Verona deve rompere l'accerchiamento, a costi di cercare partner anche fuori dall'Italia, diventando con Montichiari anche un polo della logistica per il trasporto cargo internazionale. Non sono d'accordo sullo spirito di abdicazione dei soci pubblici rappresentati da Aerogest. L'aeroporto di Verona deve vedere la partecipazione e il sostegno di tutte le forze pubbliche e private dell'economia veronese, unite con il solo obiettivo del rilancio. Allocare risorse sull'aeroporto significa investire su un asset strategico della nostra economia che dev'essere visto dalla politica come prioritario ad ogni altro investimento».

Chi, invece, vede di buon occhio una privatizzazione è Nicola Fiorini, presidente dell'Istituto Adam Smith di Verona, che insieme al presidente di Area Liberal Giorgio Pasetto ha scritto: «L'interesse pubblico esige che la quota del Catullo detenuta da Aerogest venga venduta al miglior offerente, mediante una procedura d'asta. Sarà Save il miglior offerente? Non c'è problema. Ma è un dovere morale e giuridico valorizzare al massimo il patrimonio dell'ente pubblico, a maggior ragione ora che la privatizzazione è già nei fatti».

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