Lunedì, 21 Giugno 2021
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Tra delusioni e repliche, l'aeroporto Catullo rimane ancora chiuso

Firmato il decreto dei ministri De Micheli e Speranza. Lo scalo veronese non è tra quelli operativi in questa prima parte della Fase 2

Foto di repertorio

Ieri, 5 maggio, la ministra ai trasporti Paola De Micheli e il ministro della salute Roberto Speranza hanno firmato il decreto 194. Il provvedimento contiene alcune norme sui trasporti valide fino al prossimo 17 maggio, ovvero per tutta questa prima parte della Fase 2, la fase di ripartenza ma anche di convivenza con il coronavirus.

In provincia di Verona, il decreto era atteso e l'attesa era accompagnata dalla speranza di leggere il nome dell'aeroporto Valerio Catullo tra gli scali che potevano riaprire. L'aeroporto veronese è infatti chiuso dallo scorso 14 marzo, essendo ridotti al minimo i trasporti aerei nel Paese a causa della pandemia. «È doveroso che l'aeroporto Catullo sia tra i primi a riaprire - aveva dichiarato il consigliere regionale Stefano Casali - Una sua ritardata riapertura può compromettere ulteriormente le nostre aziende e i flussi turistici verso Verona».

Ma la speranza si è trasformata in delusione perché con il decreto di ieri il Catullo non riapre. Il provvedimento intende garantire i trasporti minimi essenziali, tenendo in servizio gli scali di Ancona, Bari, Bergamo-Orio al Serio, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze-Peretola, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Palermo, Pantelleria, Pescara, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Torino e Venezia-Tessera. Quindi niente Verona. «Tenere ancora chiuso un aeroporto che crea un indotto stimabile in oltre 11mila posti di lavoro grazie ai 3,5 milioni di passeggeri del 2019 e che genera un indotto per il territorio di 400 milioni di euro è un controsenso ed è di grave pregiudizio per la ripresa - ha commentato Nicolò Zavarise, assessore al commercio del Comune di Verona e responsabile provinciale della Lega - Il blocco a oltranza genera inoltre il rischio di una fuga delle compagnie aeree».

E a Zavarise ha replicato il senatore veronese del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo: «Lo scalo è stato chiuso in un momento in cui la mobilità era totalmente sospesa e tenerlo aperto significava affrontare costi inutili. È vero che siamo in condizioni diverse, con la prudenza del caso, ma è altrettanto vero che non tutto è ancora possibile e sui trasporti è ancora aperta la valutazione su come affrontare il distanziamento sociale e come sostenerne i costi. Il tavolo è in corso per capire cosa fare dal 18 maggio. Però, qualcosa la sappiamo già. Negli aeroporti aperti il tema dell'equilibrio tra domanda e offerta è rilevante e molte attività, nonché le linee offerte, non corrispondono alle spese sostenute. A Venezia, ad esempio, il calo è del -98,5%. Il Catullo, se riaprisse, reggerebbe in casi simili? Non è colpa di nessuno, ma è bene tenere a mente che la riapertura significa poi garantire l'operatività, anche quella dei negozi, senza un numero sufficiente di passeggeri. Ciò nonostante, il gestore ed i negozi dovrebbero sostenere comunque i costi».

Mentre il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco si sofferma su un breve passaggio del decreto, con cui si spiega che la decisione di aprire alcuni scali è stata presa anche sulla base delle «richieste pervenute dai gestori». Quindi, secondo Bertucco: «Verona non avrebbe richiesto la riapertura per motivazioni non note. L'aspetto singolare di tutta questa vicenda è il fuoco e fiamme scatenato dai parlamentari della Lega e dal commissario provinciale della Lega Nicolo Zavarise. Gli smemorati dimenticano che nella società la maggioranza è in mano ai soci pubblici e i tre enti pubblici sono tutti a guida centrodestra, con i presidenti delle provincia di Verona e di Trento che sono oltretutto leghisti. Il partner industriale, Save, vista la debolezza degli enti pubblici riuniti nella società Aerogest, è il vero padre padrone dell'aeroporto Catullo ed è stato scelto con una procedura che è stata avvallata dalla Lega».
E dello stesso avviso è anche la deputata veronese del PD Alessia Rotta: «L'aeroporto Catullo è ancora chiuso non per l'ostinazione della ministra De Micheli ma perché, semplicemente, la società Save non ha fatto richiesta per la sua riapertura. È quindi a Save che i leghisti dovrebbero rivolgere la loro protesta e non al ministro dei trasporti. È molto probabile che il management Save abbia valutato che non fosse economicamente conveniente o sostenibile la riapertura del Catullo in presenza di uno scarsissimo traffico interno e internazionale».

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