Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Il Veneto può tornare arancione da lunedì, mentre all'orizzonte sparisce la zona gialla

Una speranza, un'ipotesi concreta: il Veneto in bilico tra rosso ed arancione, aspettando il monitoraggio di venerdì. Cosa succede dopo Pasqua col Dpcm in scadenza il 6 aprile?

Veneto in zona arancione da lunedì?

Il Veneto spera nella zona arancione in vista del prossimo monitoraggio che si terrà come sempre venerdì. I dati parrebbero essere in bilico tra l'area rossa e quella arancione e la conferma è arrivata dallo stesso governatore Luca Zaia. Il presidente ha detto giovedì in conferenza stampa che l'indice Rt dovrebbe aggirarsi per il Veneto attorno alla soglia dell'1,25: se sarà di poco sopra o di poco sotto tale soglia, è appunto la questione dirimente circa il colore che la nostra Regione assumerà da lunedì 29 marzo, o meglio, secondo un'altra interpretazione possibile delle tempistiche da martedì 30 marzo (essendo la precedente ordinanza del ministro della Salute valida per 15 giorni a partire dallo scorso 15 marzo). Con l'eventuale ritorno in zona arancione, riaprirebbero i negozi, tutti senza distinzioni, così come le scuole (le superiori fino al 75% in presenza), mentre per ciò che riguarda la mobilità tornerebbe ad essere libera dentro il proprio Comune, tra le ore 5 e le 22, con restrizioni agli spostamenti tra Comuni diversi, e tornerebbe lecita anche la cosiddetta "visita a casa", una volta al giorno, dentro il proprio Comune.

L'indice Rt non è però l'unico valore da tenere in considerazione. Un altro è infatti la valutazione del rischio epidemiologico a livello regionale ("basso", "moderato" o "alto") e un elemento ulteriore da non dimenticare è l'incidenza di positività settimanale ogni 100 mila abitanti. Gli scenari per veder confermata o meno la zona rossa sono sostanzialmente due: da un lato, qualora l'indice Rt fosse superiore ad 1,25 e la valutazione del rischio fosse «almeno moderato», sarebbe sufficiente un'incidenza di positività settimanale sui 100 mila abitanti superiore ai 50 casi (cosa praticamente scontata per il Veneto) per restare in area rossa.

Ma il parametro dell'incidenza di positività è già di per se stessa determinante e, appunto, costituisce il secondo scenario che potrebbe portare ugualmente alla conferma della zona rossa. Il decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30, infatti, stabilisce all'Art. 1 comma 2 che «dal 15 marzo al 6 aprirle 2021» le misure della zona rossa si applicano anche alle Regioni o Provincce autonome «nelle quali l'incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti». Nel monitoraggio della scorsa settimana il dato per il Veneto era pari a 264 casi, la speranza è che nel frattempo si sia ridotto sotto la soglia dei 250. Se così non fosse, pur con un indice Rt inferiore a 1,25 una Regione può essere collocata in zona rossa anche se solo supera la soglia settimanale dei 250 casi positivi ogni 100 mila abitanti. Per diventare zona arancione è quindi condizione necessaria essere per il Veneto al di sotto di entrambi questi valori: indice Rt inferiore a 1,25 e incidenza settimanale di positività sotto i 250 casi ogni 100 mila abitanti.

Ad ogni modo, il vero "miraggio" resta la zona gialla che, sempre ai sensi del decreto-legge appena citato, è stata di fatto eliminata dalla circolazione fino almeno al prossimo 6 aprile 2021. Tutte le Regioni che anche dovessero avere dei dati epidemiologici da zona gialla, infatti, vedranno fino a tale data applicarsi nei loro territori, per volontà del governo, le norme della zona arancione. Oltre a ciò, sempre a prescindere dai dati ma con una decisione d'arbitrio, per quanto motivata dal contenimento del contagio, sull'«intero territorio nazionale» da sabato 3 a lunedì 5 aprile saranno vigenti le norme della zona rossa (con però la concessione della visita a casa giornaliera, ammessa tra le 5 e le 22 restando all'interno della propria intera Regione).

La zona gialla parrebbe ad oggi destinata ad essere esclusa anche nell'immediato dopo Pasqua, così almeno stando alle indiscrezioni che circolano sulle nuove disposizioni che il prossimo Dpcm a firma Draghi dovrebbe contenere (probabile che se ne adotti uno nuovo accompagnato sempre da un altro decreto-legge, come fatto sinora). Dal 7 aprile, si vocifera, potrebbe cioè essere ricofermata l'applicazione delle norme "arancioni" anche per le Regioni classificate zona gialla, almeno per un paio di settimane, con l'obiettivo di non vanificare gli sforzi fatti e concedere altro tempo alla campagna vaccinale.

È pur vero però che il premier Mario Draghi parlando al Senato si è soffermato sulla necessità di «pianificare le riaperture», ma ad oggi non sembrano probabili grosse novità per quanto riguarda palestre, piscine, locali della ristorazione ed anche gli stessi cinema e teatri che, teoricamente, dal 27 marzo avrebbero dovuto già poter riaprire in zona gialla. L'unico vero elemento di novità con il prossimo Dpcm potrebbe riguardare in zona rossa la riapertura almeno degli asili e delle scuole dell'infanzia, a fronte anche dell'onda di protesta e dei gravi disagi sin qui arrecati alle famiglie. In fase di studio anche la possibile riapertura di barbieri e saloni di parrucchieri che, ad oggi, risultano invece chiusi in zona rossa.

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