Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Zelger: "Gay Pride inopportuno". Tosi: "Democrazia non è ancora cosa di tutti"

Il consigliere comunale, che nelle prossime elezioni regionali correrà per Zaia, attacca ancora sulla manifestazione che il 6 giugno si svolgerà a Verona, affermando che potrebbe intralciare le attività economiche e turistiche di Verona"

Il Gay Pride che si terrà a Verona il 6 giugno è una manifestazione "inopportuna, che potrebbe intralciare le attività economiche e turistiche di Verona", nella quale in precedenza sono state "pronunciate bestemmie" e potrebbe inoltre "urtare la sensibilità di veronesi e il loro sentimento religioso". A pronunciare queste parole, riportate dal quotidiano L'Arena, è Alberto Zelger, consigliere comunale della Lista Tosi ma candidato al Consiglio regionale nella Lista Zaia presidente, che poi ha proseguito affermando che "a me risulta tutt'ora che, per questioni di ordine pubblico, per un evento che dovrebbe attirare qui diecimila persone, non sia stato chiesto alcun parere alla Polizia municipale e a numerosi uffici comunali". 
Sul fatto che Tosi abbia detto però che è la prefettura ad autorizzare il corteo e che lui non può negare il diritto di manifestare, Zelger risponde: "Vero, ma si poteva scegliere un altro luogo". 
La manifestazione del 6 giungo, che vedrà come madrina Ivana Spagna, sta diventando quindi terreno fertile per l'ennesima battaglia elettorale, con Zelger fermo su posizioni cattoliche tradizionaliste, che contesta il primo cittadino per aver concesso il centro alla parata che da Porta Vescovo giungerà fino in piazza Brà e chiede che venga quindi spostata. 
Il consigliere attacca poi quei credenti cattolici che "in Giunta e in Consiglio comunale, ora candidati come il vicesindaco Casali, che poi hanno preso le distanze dalla manifestazione, ma a suo tempo non hanno detto niente quanto il Comune ha autorizzato l'evento, che rischia di assumere toni sguaiati, con nudità carnevalesche contro il buon gusto". Nel corso della sua conferenza al Liston 12, Zelger ha poi percorso a ritroso il procedimento che portato allo svolgersi della manifestazione in centro, ossia dal 21 ottobre 2014, quando si costituì a Verona il Comitato Verona Pride 2015. "L'annuncio fu dato ufficialmente a inizio novembre - si legge sulle pagine de L'Arena - Già nell'agosto scorso, dopo l'approvazione di una mozione pro-famiglia naturale, approvata dal Consiglio il 23 luglio 2014, i movimenti Lgbt erano scesi in piazza per protestare contro quella che secondo loro era una 'campagna d'odio' contro di loro. Nulla di più falso; al contrario, il 25 ottobre le associazioni Lgbt diffusero addirittura un dossier di 150 pagine, intitolato 'A Verona tutta l'erba è uno (s)fascio', con accuse pesanti nei confronti di vari esponenti politici e non". Il consgliere comunale ricorda poi un capito particolare presente in questo dossier "intitolato 'Galleria degli orrori', elencava una trentina di persone che a loro avviso avevano bloccato l'evoluzione gay-friendly della nostra città: fra queste anche il vescovo Zenti e io". Per Zelger si tratta di "argomentazioni e tanti slogan solo per denigrare chi pensa che la famiglia 'naturale', formata da un uomo e una donna e aperta alla vita, debba avere la sola e giusta rilevanza pubblica, a differenza di quelle unioni affettive di persone dello stesso sesso, che riguardano solo la sfera privata. È forse un errore pensarla cosi?", ricordando poi che al Verona Pride "saranno installati 4 stand informativi a Porta Vescovo, Piazza Santa Toscana, Piazza Bra, Stazione Porta Nuova. Alla sera, fino alle 2 del giorno successivo, è previsto uno spettacolo musicale sui Bastioni Santo Spirito. È stato concesso persino il supporto gratuito della Polizia municipale. Mi risulta che in altri casi, per motivi di ordine pubblico, sia stata negata l'autorizzazione a manifestazioni ben più pacifiche di un Gay Pride, per esempio alle Sentinelle in Piedi, qualche mese fa mese fa, a Venezia. E non risulta che la Soprintendenza sia stata nemmeno consultata". 

Dopo queste parole è arrivata la replica dell'ufficio stampa del sindaco, con una nota firmata da Barbara Tosi

Il Comune di Verona non ha concesso alcuna autorizzazione al Verona Pride del 6 giugno prossimo perché, per legge, non gli compete né autorizzare le manifestazioni né vietarle. Stupisce inoltre lo svarione del collega Zelger quando attribuisce falsamente al Sindaco l'affermazione secondo cui “sarebbe stata la Prefettura ad autorizzare il corteo”. Il Sindaco, come del resto la Polizia Municipale, sa benissimo che le autorizzazioni vengono rilasciate non dalla Prefettura, ma dalla Questura e il Comune ha unicamente il compito di verificare se il percorso della manifestazione crei intralci alla circolazione oppure se, nel percorso o nelle Piazze richieste, non siano state precedentemente richieste e autorizzate altre manifestazioni. Solo il Questore, per motivi di ordine pubblico, può impartire prescrizioni sui modi e i tempi di svolgimento della manifestazione oppure vietarla, non certo la Polizia Municipale che non ha alcuna competenza in materia di divieti o prescrizioni per l'ordine pubblico. L'Ufficio manifestazioni del Comune e la Polizia Municipale hanno incontrato gli organizzatori della manifestazione Verona Pride che hanno preannunciato il percorso da loro deciso, modificandolo autonomamente in modo da evitare criticità viabilistiche. E' chiaro inoltre che nessuno, salvo il Questore, per ragioni di ordine pubblico, può spostare in periferia una manifestazione prevista in centro; qualcuno, sbagliando, avrebbe potuto chiederlo anche per quella delle Sentinelle in Piedi di stasera: la democrazia, in questo caso il rispetto e la difesa delle opinioni altrui, in primis quando diverse dalle proprie, evidentemente non è ancora patrimonio di tutti!

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