Cronaca Centro storico / Piazza Erbe

Parla il critico Sgarbi: "Quadri rubati non vendibili. Possibile crimine jihadista"

Vittorio Sgarbi interpellato su quanto accaduto al Museo di Castelvecchio giovedì 19 novembre con il furto di 17 capolavori della storia dell'arte non ha dubbi: non si tratta di un furto su commissione, ma della criminalità organizzata o di matrice jihadista

Il noto critico d'arte Vittorio Sgarbi interpellato su quanto avvenuto a Verona giovedì sera al Museo di Castelvecchio con il furto di 17 capolavori, non nasconde tutta la sua amara incredulità. Ma oltre allo sgomento Sgararbi, così come riferito dall'Arena, ha provato anche a dare una qualche spiegazione circa il colossale furto, escludendo che si possa trattare di un lavoro svolto su commissione da parte di un qualche collezionista e rilanciando la possibilità della matrice jihadista: "In prima battuta non escluderei un atto dimostrativo jihadista perchè questo furto è una vera e propria mutilazione, un disastro per l’arte italiana. L’unica obiezione a questa ipotesi potrebbe essere il fatto che parlo influenzato dal momento, dalla situazione internazionale così tragicamente esasperata. In realtà, come per Palmira, anche in questo caso si può leggere il desiderio di sfregio, la rivendicazione di un potere folle che distrugge la nostra cultura per annientare il mondo Occidentale. In alternativa dobbiamo pensare alla criminalità organizzata e in questo caso dobbiamo aspettarci la richiesta di un riscatto per la restituzione delle opere".

Circa l'ipotesi del collezionista privato senza scrupoli che avrebbe fatto da mandante, Sgarbi non ha dubbi nell'escludere perentoriamente questa possibilità: "Questa ipotesi non ha alcun senso. Il collezionista raccoglie le opere per esporle nella sua casa, i suoi capolavori hanno un valore in quanto io, critico, posso vederli, lui me li può mostrare. Le opere le hai per invitare gente esperta che le ammira. E nessuno potrebbe esporre a casa sua i 17 capolavori sottratti al Museo di Castelvecchio. Così come non ha senso pensare che qualcuno li abbia rubati per rivenderli: queste opere sono troppo famose. Diciamo dunque che l’ipotesi del furto per riscatto è la più logica. Più sofisticata, ma radicata nel momento attuale, la possibilità che sia un crimine della Jihad".

Ora le polemiche stanno però montando in merito al tema della sorveglianza: come è possibile che un museo venga letteralmente depredato di 17 opere in una volta sola? Qualcosa non ha funzionato, è evidente, ma che cosa? Come sempre riporta l'Arena, circa questo problema il critico d'arte si è detto semplicemente incredulo: "Questa mi pare davvero una questione incredibile. Non so quali sistemi di sicurezza abbia, nello specifico, il Museo di Castelvecchio, ma certo musei che custodiscono patrimoni di tale valore devono essere dotati di allarmi, videocamere e soprattutto guardie che non così facilmente si possono mettere fuori gioco. In ogni museo si dovrebbero individuare i punti deboli, di cui uno sicuramente è l’ingresso e predisporre guardie armate a controllo soprattutto durante le ore di chiusura. Non ho ricordo di un furto simile, furti di capolavori nei musei ci sono da sempre ma in genere si tratta di un grande quadro, come per l’ Urlo di Munch o la Saliera del Cellini rubata a Vienna. Ma di qualcosa di simile a questo furto non ho ricordi".

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