Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca San Michele / Via Montelungo

Otto profughi ospiti della Virtus con un sogno nel cassetto: giocare a pallone

Il club di Borgo Venezia, come racconta L'Arena, ha messo a disposizione di alcuni migranti un appartamento al quale fare ritorno dopo le sei ore giornaliere di scuola d'italiano

Sport e solidarietà si intrecciano sul terreno di gioco della Virtus Vecomp, che tramite la sua onlus Vita Virtus, dà una speranza ad otto immigrati giunti in terra scaligera. Il club di Borgo Venezia, come racconta il giornale L'Arena, ha messo a disposizione di questi profughi un appartamento in cui vivere e nel quale ritornare dopo le sei ore di scuola d'italiano giornaliere. In cambio questi eseguono qualche lavoretto negli impianti di via Montelungo e, nei momenti di libertà, giocano a calcio. 
Il difensore della Virtus Alessandro Rizzi, il presidente e allenatore Gigi Fresco e il presidente della Onlus Gianni Amaini, seguono questi ragazzi durante le ore di sport: "La Prefettura è stata molto sensibile - spiega Amaini al giornalista del quotidiano scaligero - mandandoci ragazzi che avevano voglia di giocare a calcio. Ovviamente le porte rimangono aperte anche per chi non sa o non vuole giocare".
Quasi tutti gli stranieri ospitato sono ancora minorenni e nel corso dei prossimi giorni potrebbero aggregarsi a qualche squadra che gravita intorno all'orbita rossoblu: Fresco starebbe anche pensando di inserirne qualcuno in prima squadra ma prima ci sono complesse questioni burocratiche da affrontare. 

L'Arena racconta che fra questi ci sono persone che si sono già cimentate in campionati anche di un certo pregio all'estero. Victor ad esempio ha 21 anni ed è fuggito dalla Nigeria: "Nel mio Paese non c'è libertà, neanche quella di giocare. E poi, per chi è cristiano come me, c'è il terrore di Boko Haram". Mentre il 17enne Sheick, aspirante portiere, arriva dal Gambia: "Paravo in Serie B. Ma da noi vivere è impossibile. E allora sono scappato". Scappato con un viaggio pericolosissimo attraverso il deserto prima e il mare poi, con la Guardia Costiera che infine lo porta in salvo sul suolo italiano. Una storia comune a tutti questi migranti: poi il passaggio obbligatorio a Costagrande e ora questa opportunità, in attesa che si concluda l'iter burocratico per la richiesta di asilo. 
Intanto sognano questi otto profughi, sognano magari un carriera nel mondo del pallone, sognano soprattutto di sfuggire alla loro condizioni e di avere finalmente una vita normale. 

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