Inchiesta antimafia Pesci. Anche due veronesi coinvolti con diverse accuse

Un commercialista e un imprenditore coinvolti a vario titolo in un'indagine che vede al centro il clan della 'ndrangheta Grande Aracri. Chiesti i rinvii a giudizio

Un imprenditore, M.N., e un commercialista, A.F., con studio a Bussolengo. Sono questi i due veronesi coinvolti insieme ad altre persone nell'inchiesta antimafia chiamata "Pesci". Per tutti è stato chiesto il rinvio a giudizio, lo scrive il quotidiano L'Arena, precisando che le accuse per i due sono diverse, ma l'aggravante mafiosa è la stessa. In modi differenti hanno agevolato il clan della 'ndrangheta Grande Aracri tra Verona e Mantova.

L'accusa per A.F. è di corruzione in atti giudiziari e la rivelazione di segreti d'ufficio. Insieme a lui altri sei indagati, tutti implicati in un giro di denaro che sarebbe servito per favorire il ricorso di una ditta che avrebbe costruito duecento villette e un albergo in un'area di Mantova sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale. Un affare che interessava proprio alla 'ndrangheta. Per la difesa però si tratta di semplici consulenze e che A.F. non sapeva che dietro c'era un clan.

Per M.N., arrestato più o meno un anno fa, l'accusa è invece di tentata estorsione ai danni del proprietario di un'immobiliare per farsi regalare due appartamenti. Accuse infondate secondo i difensori dell'imputato.

Domani, giovedì 21 gennaio, per tutti inizierà l'udienza preliminare a Brescia. E nessuno ha chiesto il rito abbreviato.

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