Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca Borgo Trento / Via IV Novembre

Caso Pantani. Errori in serie sulla morte del Pirata svelati a Verona dal professor Franco Tagliaro

Gli esami condotti dal tossicologo scaligero sui campioni del 2004 metterebbero in evidenza come non sia stata la cocaina, ma un sovradosaggio di psicofarmaci, ad uccidere il vincitore del Giro d'Italia e del Tour de France del 1998

Non ci sarebbero colpevoli dunque per la morte di Marco Pantani, avvenuta il 14 febbraio 2004 nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini. Semmai c'è la responsabilità di chi ha gettato benzina sul fuoco, probabilmente per imperizia, alimentando accuse e congetture che hanno tormentato tifosi, amici e soprattutto famiglia del grande campione, impedendo a opinione pubblica e inquirenti di arrivare alla verità. 
Queste le conclusioni che possiamo trarre dagli accertamenti svolti dal tossicologo veronese Franco Tagliaro, i cui risultati derivano dalle analisi svolte in laboratorio sugli stessi  identici campioni disponibili agli inquirenti già nel 2004: ad uccidere il Pirata sarebbe stato quindi un sovradosaggio di psicofarmaci. 
Trimipramina e venlafaxina, ad essere precisi sono questi i farmaci che hanno causato la morte del vincitore del Giro e Tour del '98. "Farmaci somministrati per un quadro psichico gravemente alterato anche dalla dipendenza da stupefacenti - spiega lo stesso professor Tagliaro al quotidiano L'Arena, confermando i dati ottenuti già nelle prime analisi - Probabilmente i primi consulenti del pm hanno sottovalutato queste sostanze a favore del ruolo della cocaina". Un dilemma sul quale deve aver ragionato anche il procuratore capo di Rimini Paolo Giovagnoli, che a suo tempo incaricò proprio Tagliaro di eseguire la super perizia che ha messo a confronto la relazione di Giuseppe Fortuni, autore della prima autopsia, e quella del professor Francesco Maria Avato, sulla quale poggia l'esposto della famiglia.
L'inchiesta viaggia quindi verso l'archiviazione delle indagini sul presunto reato di omicidio: appare poco verosimile infatti l'ipotesi di un'overdose di psicofarmaci "indotta". 

Il legale della famiglia Pantani ha in ogni caso già annunciato che si opporrà ad una eventuale archiviazione. La vicenda presenta ancora molti punti oscuri che non hanno trovato una valida spiegazione come le prove scomparse, gli oggetti apparsi misteriosamente nella camera d'albergo nel corso dell'attività investigativa e i lividi sul corpo dell'atleta. 
Probabilmente anche una volta approfondito il ruolo della persona che ha prescritto i farmaci a Pantani, la vicenda non conoscerà ancora il suo epilogo. A soffrirci sarà ancora la famiglia, in particolare i genitori di Marco, ma anche tutti quelle persone che il pomeriggio si mettevano davanti al televisore, o lungo le strade, aspettando di vedere quel piccolo, grande, uomo che gettava via la bandana e si alzava sui pedali, prima di allontanarsi sempre di più. 

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