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Verona, via catalogo Ikea, niente più "Donna Moderna": Elcograf perde le 261mila copie settimanali

Lo ha comunicato la casa editrice, Mondadori, ribadendo che da metà marzo le rotative si accenderanno a Melzo, alla periferia di Milano. Dal 1988 veniva stampato nei capannoni veronesi. I sindacati attaccano

Niente più catalogo Ikea, niente più “Donna moderna”. Sembra poter entrare in un baratro senza fine la situazione Elcograf, negli stabilimenti dell’ex Mondadori Printing. Dopo aver rinunciato alla commessa per la versione italiana del volume svedese, ecco che a Borgo Venezia si dice “stop” alla stampa della storica rivista femminile. Dal 1988 veniva stampato nei capannoni veronesi. Lo ha comunicato la casa editrice, Mondadori, ribadendo che da metà marzo le rotative si accenderanno a Melzo, alla periferia di Milano, negli altri stabilimenti del Gruppo Pozzoni. Come spiega Maurizio Vercelli, responsabile Risorse umane e Affari legali ad Elcograf, sulle pagine del Corriere Veneto,

“La decisione è stata presa perché è stato deciso di concentrare la linea periodici a Melzo e di puntare su Verona per la grafica commerciale. Va tenuto conto che la tiratura di Donna Moderna impegna le nostre macchine per una capacità produttiva pari a circa il 2,5% del suo totale”

Una scelta che si potrebbe tradurre in batosta: “Donna Moderna” viene stampato in 261mila copie alla settimana e impiega due squadre di operai per la stampa e altre tre per la confezione. E così tornano all’attacco i sindacati, che alzano la voce sulle intenzioni dell’azienda di spostare la produzione fuori Verona e che già avevano portato alla luce la grave situazione Elcograf che aveva chiesto un ulteriore taglio degli stipendi per ridurre il costo del lavoro. Come spiegano sul quotidiano locale, la decisione su “Donna Moderna” rappresenta

“un bruttissimo segnale di arroganza in un momento delicato per l'azienda. Benissimo che si punti su di noi per il commerciale, ma se il commerciale non c'è perché l'azienda decide di non prendere commesse, allora a Verona si rischia che non si lavori né per il periodico né per il commerciale”

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