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Verona, uccisa a sprangate e gettata nel lago, il processo all'ex compagno di Federica fra due mesi

Alla sbarra con l’accusa di omicidio pluriaggravato dalla crudeltà e futili motivi, andrà Franco Mossoni, 55 anni, già nei guai in passato per aver ucciso un rivale in amore. Contestato anche l'occultamento di cadavere

Comincerà tra due mesi il processo per l’omicidio di Federica Giacomini, l’ex attrice di film hard il cui corpo è stato ritrovato nel giugno 2014 nelle acque del Garda, a Castelletto di Brenzone. Alla sbarra con l’accusa di omicidio pluriaggravato dalla crudeltà e futili motivi, andrà l’ex compagno della donna di origine padovana che per un periodo aveva anche abitato nel Veronese. Franco Mossoni è stato rinviato a giudizio e dovrà sostenere l’udienza preliminare davanti al giudice Guido Taramelli. Su di lui, 55enne di origine bresciana, pesa anche il suo passato oscuro: nel 1979 l’uomo era finito nei guai per aver sparato, ferendolo a morte, a un uomo, suo presunto rivale in amore. Il corpo di Federica emerse dalle acque del Garda dentro una “bara” costruita con un contenitore di plastica blu e finito a cento metri di profondità. Aveva il cranio fracassato da alcune violente sprangate.

Le ricerche, dopo la svolta delle indagini della Squadra Mobile di Vicenza e Verona, durarono due giorni. Per questo motivo Mossoni dovrà rispondere anche di occultamento di cadavere. L’uomo, come spiega L’Arena, è tuttora ricoverato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia e da una perizia disposta dal gip di Verona è risultato essere affetto da parziale incapacità di intendere e di volere legata a un disturbo della personalità. Questo nonostante gli investigatori abbiano cercato di dimostrare la sua lucidità nell’escogitare anche la soppressione del cadavere. L’omicidio sarebbe stato compiuto a gennaio 2014.

IL CORPO DI FEDERICA IN UN SACCO DENTRO UNA CASSA DI PLASTICA NEL LAGO

Dall’ospedale psichiatrico lui ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella morte di Federica Giacomini. I movimenti dell'uomo prima di entrare in manicomio sono stati ricostruiti poco a poco. Un testimone l'avrebbe riconosciuto a Brenzone. A inizio febbraio dell’anno scorso, Mossoni sarebbe comparso sulle sponde veronesi del lago. Cercava una barca ma in quel periodo era difficile trovare un noleggiatore disposto ad affittargliela. Riuscito nell'intento, si sarebbe poi fatto aiutare ad issare sul mezzo una grossa cassa di plastica, piena di  falsi congegni elettronici per mascherare cosa c'era veramente contenuto all'interno. La polizia sostiene che il 55enne bresciano si sarebbe finto un biologo giunto sul Garda per alcuni esperimenti scientifici e per ricostruirne gli spostamenti, era partita dai tabulati telefonici di Mossoni. Da cui erano emersi i contatti per avere una barca a Brenzone.

"VIOLENTO E DISTURBATO", L'EX DI FEDERICA SI ERA FINTO BIOLOGO SUL GARDA

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