Cronaca Borgo Trento / Via Breccia San Giorgio

Il triste epilogo dopo una serie di insulti virtuali: un ragazzino finisce in ospedale

La scuola media Catullo vieta i cellulari in classe a seguito di una crescente violenza verbale e fisica tra gli studenti. L'ultimo episodio manda un ragazzino in ospedale, ora sotto osservazione

Smartphone fuori dall'aula durante le lezioni: questo il provvedimento adottato dalla dirigente della scuola media Catullo di Borgo Trento in seguito ad un aumento incontrollato della violenza verbale e fisica tra gli studenti. Se la misura attuata da Lidia Marcazzan poteva apparire per alcuni eccessivamente restrittiva, è necessario segnalare l'ultimo episodio protagonista della vita scolastica dell'istituto: un regolamento di conti tra due ragazzini che ne ha portato uno in ospedale in osservazione; il triste l'epilogo dopo serie di insulti scambiati attraverso il cellulare.

La dirigente ha deciso così di intervenire immediatamente con l'obiettivo di dare un segnale esemplare agli studenti. C'è da chiedersi se il provvedimento adottato sia destinato a durare, visto che non è stato ancora condiviso dall'intero collegio d'istituto, chiamato ora a stabilirne la tempistica.

Nei prossimi giorni il dirigente dell'Ufficio scolastico Stefano Quaglia incontrerà la Marcazzan per saperne di più e, per ora, si limita a commentare l'accaduto a L'Arena con queste parole: "Dobbiamo comunque renderci conto che non viviamo più nell'era della meccanica, ma dell'elettronica e che dunque occorre rielaborare un'etica in questo senso".

Intanto il Punto Ascolto attivato dall'Ufficio Scolastico territoriale segnala che lo studente veronese è mediamente più tecnologicizzato rispetto ai colleghi italiani. Questo significa che l'esposizione mediatica dei nostri giovani è superiore alle tre ore e mezza quotidiane, ma l'aspetto più grave è che spesso sono gli stessi genitori a non intervenire per limitarla. A confermare la tendenza è la psicologa Giuliana Guadagnini, responsabile del Punto Ascolto: "Guardando alle segnalazioni da noi ricevute, per i minori che hanno avuto problematiche in Rete la percentuale dei genitori che svolgono sistematicamente un monitoraggio della loro navigazione sul web, accompagnandoli in prima persona, è contenuta, saltuaria o assente - spiega a L'Arena e prosegue - Le ragioni di tale 'leggerezza' sembrano essere le più disparate: da una totale non conoscenza del mezzo, sia dello smartphone che della console dei videogiochi, a una eccessiva fiducia in sistemi di prevenzione tecnologica, i cosiddetti filtri, utili a limitare la fruizione di pornografia da parte del minore ma che nulla possono in caso di incontro con un pedofilo in chat. Quando non si tratta, semplicemente, di pigrizia o superficialità».

Smartphone e tablet ormai riempiono la nostra quotidianità e possono effettivamente svolgere alcune funzioni utili come registrare lezioni o fare ricerche. Ma a questa utilità si contrappone anche un loro possibile utilizzo irresponsabile e dannoso, attraverso la diffusione sulla rete di foto e video che possono andare a ledere la dignità di ragazzi e compagni di classe, magari quelli più studiosi o con abiti non firmati, spesso derisi e fatti oggetto di prese in giro. 

La Guadagnini conclude così a L'Arena il suo pensiero in merito alle nuove tecnologie: "L'educazione digitale dovrebbe diventare una materia di studio fin dalle elementari. La scuola si trova di fronte a un compito fondamentale: promuovere, insieme a famiglie e istituzioni, la conoscenza delle opportunità e dei pericoli che si corrono sul web e dei danni che si possono provocare: offese, insulti, derisioni e minacce, denigrazioni in Rete sono molto più gravi e che la che la violenza che ne consegue non è soltanto virtuale".

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