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Verona, 30mila euro dall'Inps al fratello, al marito e al papà: imprenditrice accusata di truffa allo Stato

A processo per la presunta "furbata" con raggiro. L'amministratrice di un'azienda di Vigasio e i suoi parenti avrebbero percepito i soldi della Cassa integrazione in deroga nonostante lavorassero regolarmente

Continuavano a lavorare ma percepivano regolarmente la Cassa integrazione. Finiranno a processo con l’accusa di truffa ai danni dello Stato quattro lavoratori: l’amministratrice di un’azienda di Vigasio e tre dipendenti, che altri non sono che il padre, il fratello e il marito della stessa. Emergerebbe così l’ennesimo caso dei “furbetti” che cercano di guadagnare soldi togliendoli ad altri (o allo Stato). E in un momento di grave crisi economica, tra l’altro. Si costituirebbe, se le accuse si rivelassero verità, una truffa ai danni dell’Inps per circa 30mila euro, che risalirebbe al 2011: 6mila e 576 intascati dal fratello dell’amministratrice dell’impresa (da tempo inattiva), 8mila e 41 euro percepiti dal marito, e 7mila 660 dal padre. Come spiega il Corriere Veneto,

Era scattata la denuncia, ma i quattro, tutti difesi dall'avvocato Davide Tirozzi, si proclamano innocenti. Per il pm «la donna avrebbe dichiarato sospesi per cassa integrazione in deroga gli altri tre quando invece gli stessi prestavano regolarmente attività lavorativa, inducendo in errore la competente amministrazione Inps che erogava in difetto dei presupposti i seguenti importi a titolo di cassa integrazione in deroga».

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