Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Oppeano / Via Verona

Verona, tre giovani morti dopo essere usciti di strada. Anas sotto processo per omicidio colposo

Nella tragica serata del 26 luglio 2010 la Fiat Punto condotta da un 20enne sbandò e finì ribaltata dopo essersi scontrata violentemente contro un blocco di cemento. Funzionario della società di gestione davanti al giudice

Anas sotto processo per il tragico incidente in Transpolesana che portò alla morte di tre ragazzi nel 2010. L’accusa, pesante, è di omicidio colposo plurimo e davanti ai giudici di Verona, giovedì, è finito il capo compartimento Anas, che ha competenza sulla Statale 434, che coordina anche il settore di gestione e manutenzione delle strade. Viene contestata la mancanza di guard rail in un punto particolarmente critico, con banchina cedevole (segnalata da cartello) e dislivello di oltre due metri del terreno fuori carreggiata. L’Anas, secondo le ipotesi dell’accusa, sarebbe colpevole di non aver predisposto misure di sicurezza idonee ad evitare la fuoriuscita di strada.

Quella drammatica sera del 26 luglio cinque ragazzi stavano tornando a casa, a Campagnola di Zevio, dalla “Notte bianca” di Cerea a cui avevano partecipato. La Fiat Punto guidata dal 20enne Sebastiano Isoli sbandò sulla destra mentre era nel territorio di Ca’ degli Oppi, a Oppeano, e finì prima sulla banchina erbosa a margine corsia e poi giù per la scarpata fino a scontrarsi contro un blocco di cemento. La macchina si ribaltò nel fossato che in quel momento conteneva oltre mezzo metro d’acqua. Per quel violento scontro morirono il 20enne e gli amici Raffaella Parisi, 19 anni, e Nicola Ferrigato, 20.

Proprio per la mancanza di guardrail l’Anas è finita in tribunale. Il funzionario della società di gestione stradale, come spiega L’Arena, in aula ha dichiarato che la strada “era regolare” e che la norma non indica “la necessità” di installare la barriera di protezione. Di parere opposto il pm secondo cui il blocco di cemento (nascosto dalla vegetazione) e la banchina cedevole dovevano essere segnali di pericolo tanto da indurre Anas a predisporre misure di sicurezza idonee.

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