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Verona, il traforo delle Torricelle torna all'origine: 2 gallerie ma con nuovi accordi sul Piano finanziario

Incontro tra società di costruzione e Comune. A breve sarà firmato il contratto che inizilamente prevedeva una concessione di 49 anni per 805 milioni di euro. Le tariffe? 16 cent al km per le auto. E intanto si predispone per il filobus

Partono in stazione i primi interventi per il filobus nello stesso giorno in cui l’altra grande opera, il traforo delle Torricelle, sembra ad una nuova svolta. Il Passante nord tornerà ad essere realizzato come nel progetto originale: a due gallerie, uno per ogni senso di marcia. Niente da fare, dopo il parere negativo dell’Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone, per l’ipotesi di partire con una sola “canna” e, dopo aver incassato i primi soldi per rientrare un po’ nelle spese, realizzare anche la seconda. Sembra che entro un mese il Comune possa firmare il contratto con la rete di imprese Technital e Mantovani Costruzioni. Una decisione nata dopo la riunione a Roma, negli uffici dello studio legale Cancrini, tra il sindaco Flavio Tosi e l’assessore alla Mobilità Enrico Corsi più i rappresentanti delle società. L’Anticorruzione infatti aveva espresso parere contrario alla realizzazione di una sola galleria poiché le modifiche al progetto sarebbero state “sostanziali” e per questo era necessario provvedere a una nuova gara pubblica di appalto.

Il Passante (da Poiano a Ca’ di Cozzi con il traforo nelle colline per arrivare fino a Verona Nord; un totale di 13 chilometri con 4,4 in galleria) sarà gestito per 49 anni dalle imprese proponenti il project financing. Dalla riunione è comunque emerso che l’opera necessita della revisione del Piano economico finanziario (Pef). Risale a qualche mese fa la “scoperta” secondo cui il traforo non è più “bancabile” . La crisi ha portato a modificare completamente le idee sui finanziamenti di anni fa. I lavori erano stati assegnati a Technital nel febbraio 2013. La concessione era di 805 milioni di euro ma il finanziamento (essendo project financing) è tutto sulle spalle delle imprese tranne un “piccolo” contributo di 53 milioni da parte della società autostradale della A4. In pratica non ci sono garanzie per cui le banche concedano i prestiti necessari per portare a termine l’opera. Proprio per questa ragione, Technital aveva proposto di partire con il traforo a una “canna”. Poi, rientrati nelle spese grazie ai pedaggi, sarebbe stata realizzata l’altra. E così dovrò essere cambiato il Piano finanziario. Secondo il Corriere di Verona le soluzioni sono tre: una riguarda i tassi del costo del denaro dell’ultimo periodo, un’altra sarebbe quella di aumentare il numero di anni di affidamento in gestione e l’ultima (la più chiara e forse immediata), quella di aumentare i pedaggi. Le tariffe? Si parla di 16 centesimi di euro al chilometro per le auto e 38 per i mezzi pesanti.

"OPERA INSOSTENIBILE" - "Il parere dell'Autorità Anticorruzione, che ha specificato senza possibilità di equivoco i paletti posti dalla legge alla possibilità di revisione dei project financing come quello del traforo, sembra essere passato come acqua fresca per sindaco e giunta comunale - attacca però Michele Bertucco, capogruppo Pd in Consiglio comunale -. La riduzione del costo del denaro non è certo un fenomeno recente e tanto meno negativo, inoltre la situazione economica attuale non è molto diversa da quella del marzo 2013 quando la gara del traforo fu aggiudicata. Tosi e compagnia continuano a non capire che il problema di fondo non riguarda tanto il costo del denaro ma la sostenibilità finanziaria dell'opera che le banche, prima del parere legale dell'Anticorruzione, avevano già giudicato inadeguata. Continua a stupire l'accanimento con cui l'amministrazione tenta di rendere profittevole un'opera che non lo è, sostituendosi di fatto alle mansioni dei privati, cui spetterebbe trovare i finanziamenti, se davvero ci credono".

Alla carica anche Alberto Sperotto, portavoce del Comitato di cittadini contro il traforo: "Si tratta di modifiche al Piano finanziario in tempi successivi al contratto che sono possibili solo per rilevanti imprevisti sopravvenuti dopo la firma, e non prima. Ad affermarlo è un preciso parere dell'Anticorruzione del marzo 2013. Parere che il Comune dovrebbe aver ben presente dato che lo ha esso stesso citato nel suo primo documento inviato all’Anticorruzione (pur dandogli una interpretazione che Cantone non ha accolto). Ci sembra inoltre utile ricordare ancora che, in linea con l’orientamento dell’Anticorruzione, la bozza di convenzione prescrive che, in caso di difficoltà ad ottenere il finanziamento, l’Amministrazione non è tenuta ad accettare modifiche che comportino oneri maggiori rispetto a quanto già previsto e concordato".

FILOBUS - E intanto in stazione Porta Nuova compaiono i primi piloni per il filobus a cui saranno agganciati i fili elettrici per il funzionamento dei vagoni. Serviranno anche per i fari di illuminazione. In piazzale XXV Aprile infatti sono previste le fermate. Negli uffici di Amt (l’azienda di trasporti veronese che gestirà la realizzazione del filobus) intanto si stanno valutando i nuovi modelli di mezzo dopo il fallimento della ditta olandese Apts, una delle costruttrici delle banchine di sosta con accostamento automatico. Per questo devono essere approntate modifiche, rendono più basse quelle previste nel progetto originario. Il filobus dovrebbe essere totalmente elettrico: le batterie andranno a sostituire il gruppo elettrogeno a gasolio che era stato previsto in quel tratto di percorso (i 7 chiloemtri dentro le mura) in cui non possono essere installati i fili di alimentazione. Entro febbraio il progetto esecutivo dovrà essere consegnato.

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