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Verona, traforo, si torna al progetto originale: avanti con entrambe le gallerie. "Conviene a tutti"

L'Anticorruzione mette i bastoni fra le ruote e spinge il Comune a tornare sui propri passi. Dovranno essere comunque le imprese a decidere: con un nuovo bando per procedere a una canna si allungheranno ancora i tempi. Critiche dall'opposizione

Il Comune attende, sul traforo delle Torricelle. Dopo aver annunciato come prevedibile, di esser pronto ad indire una nuova gara d’appalto, è trapelata la notizia per cui la soluzione migliore sarebbe quella di tornare al vecchio progetto. Quello a due gallerie (o “canne”). Un passo indietro in cui pesa come un macigno il parere dell’authority Anticorruzione di Raffaele Cantone, arrivato negli scorsi giorni “a otto mesi dalla richiesta” da parte dello stesso Comune. La storia (lunghissima, ventennale) del Passante Nord, insomma è tutt’altro che finita. Pur di realizzare il progetto si era deciso di partire con una sola galleria e dopo alcuni anni di gestione e incassi dei pedaggi si sarebbe realizzata la seconda.

Un traforo “a due fasi” che però non ha ottenuto il benestare dell’Anticorruzione perché prevede una modifica sostanziale al progetto con cui l’associazione di imprese, di cui è capofila la società Technital è capofila. Tornare al vecchio progetto, quindi, è ipotesi preferibile, per il Comune. O meglio per l’assessore ala Mobilità, Enrico Corsi, che sul Corriere di Verona ha ribadito che il traforo è opera “indispensabile e strategica”. Anche da parte delle imprese coinvolte la strada più facile sarebbe quella di tornare al progetto originale. Questo perché si eviterebbe una nuova gara con aste al ribasso da parte di eventuali altre società interessate a partecipare. In più non bisognerebbe aspettare altri mesi “burocratici” per avviare la gara e Technital non dovrebbe sborsare parte di quei 8 milioni di “penale” al Comune per non aver realizzato l’opera. Il problema è comunque finanziario: la società aveva dichiarato la non piena “bancabili” del progetto. Rispetto a quando era stata rilanciata l’idea del traforo sulle Torricelle “i tempi sono cambiati”. La crisi si è fatta sempre più pesante e le banche non hanno garanzie sufficienti per “sganciare” i milioni necessari.

REAZIONI - La cosa certa è che i detrattori del traforo, da quando è arrivato il parere di Cantone, “gongolano”. Alla notizia di tornare al progetto iniziale, però, il sorriso si fa più amaro, a denti stretti. “Ora Technital, nel tentativo maldestro di porre rimedio ai propri errori, propone di ritornare al progetto a due canne, modificando il Piano economico finanziario con l'aumento delle tariffe - insorge Alberto Sperotto, portavoce del Comitato di cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle -. Si continua a cambiare idea: questo non ci pare un esempio di grande affidabilità. Modifiche significative al Piano, senza una nuova gara, sono impossibili. Lo dice la legge, lo chiarisce la giurisprudenza, lo ha sostenuto in passato persino il Comune nel corso della procedura. Segnaliamo al Comune che potrebbe trattarsi di un tentativo del Raggruppamento temporaneo d’imprese (RTI), ormai capitanate dalla Mantovani, di sottrarsi al pagamento delle milionarie penali previste dal bando. Invece, in caso di abbandono del progetto iniziale, il raggruppamento deve pagarle e il Comune deve pretenderle. E deve utilizzarle nell'interesse dei veronesi"

Non si dice contento nemmeno il Partito Democratico di Verona: “Legittimo da parte dei privati vagliare tutte le ipotesi - ribadisce Michele Bertucco, capogruppo in Consiglio, a nome di tutti i colleghi consiglieri del suo partito -. Ora si vorrebbe cambiare il Pef, magari per gravare Comune e cittadini di ulteriori oneri e responsabilità in aggiunta a quelli già previsti dalla convenzione capestro, che addossa alla collettività i rischi per tutti i 50 anni della concessione. Dalle cosiddette compensazioni urbanistiche che andranno a vantaggio del privato; dalle tariffe già alte oltre ogni ragionevole limite. Le nuove pretese del privato confermano che questo non è un project financing ma imprenditoria privata assistita. Se le previsioni di traffico fossero state realistiche le banche avrebbero finanziato. Ancora nel novembre 2012 Technital ribadiva la "bancabilità" dell'opera mentre il suo amministratore delegato, Massimo Raccosta, in una imponente intervista pubblicata nel marzo 2013 dichiarava: "A Verona anche in tempi di crisi il commercio c'è, l'economia funziona e il traffico c'è sempre. Comunque un eventuale calo di passaggi nel Passante non ci darà diritto a chiedere un riequilibrio del Pef. Il rischio, ripeto, è nostro". Invece oggi è ancora qui a batter cassa. Technital e Comune tentano ancora e disperatamente di cambiare le carte in tavola a gara esperita ed assegnata ma sono destinati a sbattere la testa sempre contro lo stesso muro”.

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