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Verona, il Tar boccia il ricorso su Ca' del Bue: "Avanti fino al Consiglio di Stato"

Niente Cip6 come contributi statali. Si va verso il Consiglio di Stato. L'azienda veronese diffida anche la Regione per sapere esattamente la quantità di rifiuti prevista per l'inceneritore. Pd e Movimento 5 Stelle all'attacco

Una pietra tombale su Ca' del Bue. O forse no? Beh, dipende. Intanto è notizia fresca che il tribunale del Lazio abbia respinto il ricorso di Agsm col quale la municipalizzata del comune di Verona chiedeva di poter accedere ai contributi statali Cip6, mai utilizzati, dal vecchio inceneritore per costruire quello nuovo. Mentre la polemica si scatena, Agsm ha già annunciato che andrà fino in fondo alla questione e ricorrerà al Consiglio di Stato, organo di secondo grado della giustizia amministrativa. L'azienda di lungadige Galtarossa, con le parole del suo presidente Paolo Paternoster, ha anche fatto sapere che invierà una diffida alla Regione Veneto per sapere la quantità esatta di rifiuti previsti per Ca' del Bue. Ma intanto l'opposizione si scatena.

“È il De Profundis per l'inceneritore di Ca' Del Bue e l'ennesima bruciante (nel vero senso della parola) sconfitta per la fallimentare politica di Tosi che sta portando alla rovina Agsm e Verona”. Con questa dichiarazione esordisce Franco Bonfante, vicepresidente del Consiglio Regionale Veneto, sulla sentenza del Tribunale amministrativo regionale che sembra chiudere una volta per tutte la diatriba per la riapertura del sito di termovalorizzazione di via Matozze a Verona.

La sentenza del Tar è durissima, tanto che non possiamo che chiederci se Agsm e amministrazione comunale di Verona siano mai state in buona fede o se, peggio, si tratti di manifesta inettitudine". “Il rischio - secondo Michele Bertucco, capogruppo Pd in Consiglio comunale- è che l’amministrazione Tosi intenda trasformare l’impianto in un inceneritore per rifiuti industriali. Una possibilità che sia Agsm che il comune di Verona hanno più volte rilanciato in questi anni. Ora va incrementata la raccolta differenziata nel nostro comune ferma da troppi anni attorno al 50%”.

Si unisce alle parole dei suoi colleghi del Pd anche il segretario provinciale, Alessio Albertini sottolineando che “da tempo, numerosi sindaci dei comuni della provincia, tra i quali Federico Vantini per San Giovanni Lupatoto, hanno sollevato dubbi proprio sulla insostenibilità economica di un impianto così come voluto da Agsm. Questa sentenza dà ragione agli amministratori locali, che proprio i vertici di Palazzo Barbieri farebbero bene ad ascoltare”.

Concorde nel criticare Agsm anche il Movimento 5 Stelle di Verona. "Fa ridere (per non piangere) leggere che tra le motivazioni del ricorso l’impianto attualmente esistente sarebbe andato in tilt per una legge del 1997 la quale 'avendo introdotto la raccolta differenziata dei rifiuti, ha portato ad un rilevante ed, asseritamente imprevedibile mutamento della tipologia dei rifiuti da trattare'. Ricordando che la quantità di rifiuti solidi-urbani attualmente disponibili per l’incenerimento sono inferiori del 40% rispetto a quanto previsto nel bando di gara sorge spontanea una domanda: secondo quale bizzarra teoria Paternoster, il direttore generale Giampietro Cigolini ed il sindaco Tosi in tutti questi anni ci hanno detto che la raccolta differenziata può convivere con l’incenerimento?".

IL COMITATO - "Finalmente - spiega il comitato Salute Verona - in maniera ufficiale viene sancito quello che sostenevamo da tempo. Non senza un pizzico di orgoglio ci vediamo premiati della costanza e impegno fin qui profusi per contrastare un’opera da sempre ritenuta inutile e dannosa per la salute dei cittadini. Ci viene naturale ricordare le due grandi manifestazioni del 2010 e 2011 che hanno portato in piazza migliaia di persone, (da anni Verona non vedeva una partecipazione cosi massiccia), il carnevale 2011 le innumerevoli serate informative, i volantinaggi e i banchetti informativi costanti ovunque ci fosse consentito, ed in provincia ancora con manifestazioni, serate e postazioni informative".

Continua il Comitato: "Ora lasciando i ricordi e tornando al presente risulta chiaro che l’inceneritore di Ca Del Bue non ha più possibilità di essere ricostruito, a meno che (ma sarebbe una cosa indegna che mortificherebbe intellettualmente chi la proponesse) non si voglia proporre di bruciare rifiuti industriali e quindi speciali in alternativa ai rifiuti urbani per un quantitativo di 192mila tonnellate come proposto inizialmente nel bando per la gara di appalto. Verona si ritroverebbe quindi a bruciare rifiuti provenienti da ogni dove dato che questa tipologia non necessita di territorialità, verrebbe però a mancare tutta la motivazione strategica dell’impianto per i veronesi,  rimarrebbe in piedi solo l’aspetto economico per le Spa".

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