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Verona, il Tar boccia su Ca' del Bue, Tosi e Agsm: "Battaglia". E così continua la lotta dei "tre sindaci"

Non si bruceranno rifiuti se non arriveranno i contributi statali Cip6. Agsm annuncia il ricorso al Consiglio di Stato per ottenere i soldi e il primo cittadino di Verona prende posizione. Contrastato dai colleghi limitrofi

Sindaci contro. Quello di Verona contro i colleghi di San Giovanni Lupatoto, Zevio e San Martino Buon Albergo. Gli uni contro la decisione su Ca' del Bue dell'altro. Flavio Tosi ha deciso di appoggiare la battaglia di Agsm al Consiglio di Stato, ricorrendo contro la sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato la copertura della rimessa in funzione dell'impianto di termovalorizzazione attraverso l'erogazione dei Cip6, contributi statali assegnati al vecchio impianto ma mai utilizzati. Come spiega L'Arena, Tosi

«Se Agsm si vedrà assegnare i Cip 6 e la Regione riconoscerà la quantità di 190mila tonnellate di rifiuti da bruciare previste a Ca' del Bue, e non le 150mila che ha assegnato dopo, bene. Diversamente ne risponderanno la Regione e lo Stato, da cui dipendono gli incentivi governativi». Tosi compie però un passo indietro. «Ca' del Bue fu concepito oltre 25 anni fa dal Comune e approvato in Regione quando assessore all'ambiente era il verde Boato. Poi ci furono Tangentopoli, errori progettuali clamorosi, un contenzioso con Ansaldo che pagò danni ad Agsm per 23 milioni, che sarebbero potuti essere molti di più. Se invece fosse andato tutto bene», spiega, «avremmo avuto molto prima di Brescia un termovalorizzatore e realizzato tutto con denaro pubblico. A Brescia, ricordo, dà 60-65 milioni l'anno al Comune. L'Amministrazione Zanotto provò a riattivarlo, con 100 dipendenti, ma le perdite furono di un milione al mese. Noi poi, con 10 dipendenti, intanto lo facemmo funzionare come separatore di rifiuti».

Ridà la palla alla Regione, Tosi. «D'imperio ha creato una commissione che ha imposto a noi e ad Agsm di procedere con un nuovo impianto con forni a griglia, assegnando 190mila tonnellate da bruciare all'anno. Con questo parametro, e contando sui Cip 6 come per il vecchio impianto, Agsm ha avviato una gara. Urbaser ha presentato un project financing per la gestione. È chiaro che il tonnellaggio e il contare sui contributi Cip 6 incide sulle tariffe. Se cambiano le condizioni, salta tutto».

SAN MARTINO BUON ALBERGO - Niente da fare, invece, per i tre sindaci dei comuni che, molto vicini con i proprio territori all'inceneritore, hanno giurato battaglia per la presunta pericolosità del sito. “I tre sindaci contro Ca’ del Bue avevano già emesso la loro sentenza sui Cip 6 quattro anni fa all’inizio della nostra battaglia. C’è voluto tutto questo tempo per scoprire che avevamo ragione, ma adesso non possiamo che essere estremamente soddisfatti”. Il primo cittadino di San Martino Buon Albergo Valerio Avesani non è sorpreso della bocciatura del Tar del Lazio nei confronti della richiesta di Agsm, che confidava nel riconoscimento degli incentivi per l’inceneritore di Ca’ del Bue, e rilancia sostenendo che “l’aspetto economico può essere affrontato sostituendo al posto dell’attuale impianto un Polo Ambientale Integrato che prevede di lavorare la parte non differenziata recuperando la materia prima”.

Secondo il primo cittadino “se Agsm intendesse, come richiesto dai sindaci, adottare questa linea dovrebbe riprogettare il nuovo impianto eliminando i camini e rendendo il sito più integrato con l’ambiente circostante e senza alcun tipo di inquinamento”. Avesani non si dice nemmeno sorpreso dal fatto che “adesso ci sia la corsa per saltare sul carro dei vincitori. Ma è giusto precisare per onestà che se siamo arrivati a questo importante risultato è solo grazie alla strategia di noi sindaci, che fin dall’inizio abbiamo impostato la battaglia da un punto di vista economico e sulla mancanza di rifiuti da bruciare, contrariamente ad altri che hanno puntato tutto sull’aspetto sanitario, sapendo che non avrebbe portato ad effetti concreti. Pur essere certi che l’impianto sotto l’aspetto della salute bene non avrebbe fatto, risultava comunque molto complicato dimostrarlo. A quel punto abbiamo scelto la via più concreta per arrivare alla chiusura”.

Avesani aggiunge: “Anche il Pd ora canta vittoria, ma la storia e i fatti dimostrano che concretamente non hanno fatto nulla per arrivare fin qui. L’allora sindaco Zanotto aveva l’opportunità d’oro di chiudere definitivamente l’impianto e invece permise che potesse ripartire la progettualità. L’onorevole D’Arienzo propose addirittura di farlo diventare un inceneritore di riferimento per tutta la Regione. Bisogna inoltre ricordare che dove ci sono gli unici termovalorizzatori attivi, a Padova e Schio, mentre a Venezia ha chiuso solo un anno fa, sono Comuni amministrati da loro. Perché non estendono questa battaglia anche lì per il bene dei cittadini? Per questi motivi ritengo che non siano credibili”. 

SAN GIOVANNI LUPATOTO - Anche se "in forza" al Partito Democratico, il sindaco di San Giovanni, Federico Vantini, rilancia con forza la lotta contro Ca' del Bue. Come spiega a L'Arena,

«Era una scelta sbagliata 25 anni fa, quando venne adottata e il passare del tempo, così come lo sviluppo delle tecnologie per il recupero dei rifiuti, lo confermano ogni giorno di più», aggiunge Vantini. «Il direttore dell'Agsm, Cigolini, ora vuole che la Regione gli dica le quantità di rifiuti che l'impianto dovrà trattare. Era una domanda che dovevano farsi nel 1990 quando si decise di percorrere la strada, ripeto sbagliatissima, dell'incenerimento delle immondizie. Ora si parla di rifiuti speciali, ma non mi risulta che l'inceneritore di Ca' del Bue sia autorizzato a trattarli né oggi né dalle previsioni del nuovo piano regionale».

ZEVIO - Anche a Zevio si brinda alla bocciatura del Tar del Lazio ma se si sorride lo si fa a denti stretti. E con cautela. Il sindaco Diego Ruzza, al quotidiano locale, spiega che

«La sentenza del Tar è stata una bella sorpresa pasquale ma su Ca' del Bue è meglio non abbassare troppo presto la guardia», dichiara Ruzza. «Se è vero che la sentenza romana relativa ai Cip6 è per l'inceneritore una mazzata clamorosa, vediamo già emergere pericolosi tentativi di farlo rientrare in gioco tirando in ballo la lavorazione dei rifiuti speciali. Il presidente di Agsm, Paternoster, aveva parlato qualche giorno fa di pietra tombale sul progetto di ampliamento dell'impianto in caso di non assegnazione dei contributi Cip6, ma mi pare che nella sua condotta non si voglia convincere della realtà dei fatti e dell'inutilità dell'inceneritore nonché dell'impraticabilità del progetto di ampliamento, neppure dopo il no del Tar».

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