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Verona, tangenti per ex vicesindaco Giacino e moglie: il grande accusatore adesso chiede i danni

Il costruttore Alessandro Leardini decide di costituirsi parte civile per un risarcimento. È accusato di corruzione per due fatture da 20mila euro nei confronti dei due coniugi. Si apre l'udienza preliminare

Si apre l’udienza preliminare e c’è già il colpo di scena. Alessandro Leardini, l’imprenditore edile della Bassa, passato alle cronache come il grande accusatore dell’ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino, e della moglie Alessandra Lodi, ha deciso di costituirsi parte civile per chiedere i danni alla coppia. L’udienza preliminare si terrà nella giornata di venerdì e nell’ufficio del giudice si affronteranno le parti. I due coniugi sono agli arresti domiciliari e rivedranno il costruttore legnaghese. L’accusa per i primi è di concussione e nuova corruzione mentre per quest’ultimo è di corruzione: tutto legato alle presunte mazzette da 600mila euro relativo allo “snellimento” di alcune pratiche per i lavori immobiliari in città. Leardini è imputato per due fatture da 20mila euro emesse nel marzo 2013.

Il quadro accusatorio sarà interamente confermato dal pm Beatrice Zanotti, facendo forza sulle quasi 9mila pagine di verbali raccolti nel corso dei mesi di indagine. Davanti al giudice ci sarà anche un rappresentante legale del Comune, che settimane fa ha deciso di costituirsi parte civile. Come spiegano i quotidiani locali, la partita è aperta. La difesa potrebbe chiedere il rito abbreviato o acconsentire al rinvio a giudizio (il processo) per riuscire ad avere un’assoluzione piena, nei fatti, di Giacino e moglie. Leardini avrà quindi la duplice veste di accusato-accusatore e di parte offesa-imputato. Se la sua istanza verrà accolta, spiega il Corriere Veneto, potrà ottenere un risarcimento danni dalla coppia. Solo in caso di condanna, ovviamente.

A margine del colloquio con il giudice per l’udienza preliminare ci sarà anche da discutere sulle intercettazioni “indebite” della polizia giudiziaria nei confronti degli avvocati e dei loro assistiti, Giacino e Lodi. Nelle scorse settimane, puntando alla violazione del diritto alla privacy (rigettata dal procuratore capo Mario Giulio Schinaia), era scoppiato il caso e l’associazione dei penalisti veronesi aveva giurato battaglia. Nelle trascrizioni delle conversazioni erano comparse anche offese e prese in giro da parte degli agenti sugli intercettati. Tre poliziotti stanno per essere rimossi dall’incarico, a seguito della richiesta di Schinaia inoltrata alla Procura generale di Venezia.

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