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Verona, tangenti all'ex vicesindaco Giacino: l'imprenditore conferma tutte le accuse

Per circa sei ore il costruttore edile Alessandro Leardini è stato per davvero il grande accusatore dell'ex braccio destro di Tosi e della moglie Alessandra Lodi: hotel di lusso, cene, incontri, mazzette

Otto ore di colloquio. E l’imprenditore ha confermato tutto: le tangenti, i viaggi, gli hotel, le cene in ristoranti di lusso, le chiacchierate con l’ex vicesindaco, gli accordi. Dalle 10 alle 18 il costruttore edile Alessandro Leardini è stato per davvero il grande accusatore dei coniugi Giacino. A partire da ottobre la successione dei fatti avevano scatenato una bufera nel palazzo municipale: le perquisizioni nell’ufficio del braccio destro di Tosi, vicesindaco e assessore all’Urbanistica, poi le dimissioni irrevocabili con una lettera, infine l’inchiesta della Procura e l’arresto, sopraggiunto venti giorni fa. A novembre le rivelazioni di Leardini sulle presunte mazzette erano state suddivise in cinque lunghe giornate davanti all’ufficiale di polizia giudiziaria. L’imprenditore ha rivelato quale era il “sistema Giacino”. Quello per cui doveva versare centinaia di migliaia di euro in contanti per poter costruire e lavorare sui terreni veronesi, grazie alla mediazione del vicesindaco. Tangenti: 110mila euro iniziali per “destare” l’attenzione di Giacino nel 2008.

Obbiettivo era un’area edificabile a Porto San Pancrazio. Altri soldi, tanti, ne arrivarono nel corso degli anni. Nel 2011 Vito Giacino e la moglie, Alessandra Lodi, avrebbero meglio definito il “tariffario” per le zone. Con i soldi delle mazzette Leardini si sarebbe garantito una corsia preferenziale e l’accelerazione delle pratiche per i progetti. Le quote sarebbero arrivate anche attraverso lo “stratagemma” delle consulenze alla moglie avvocato. E tra il 2010 e il 2013 avrebbe dunque pagato 170mila euro. Il costruttore era però anche tenuto a pagare le spese “accessorie”: quella degli hotel di lusso dove si incontravano, ad esempio. Tipo il “Bulgari hotel” di Milano: in un caso, il 16 febbraio, fu Giacino a prenotare ma Leardini a pagare.

E così via, da metà mattina a pomeriggio inoltrato. I coniugi accusati di corruzione e concussione si sono rivisti in aula per la prima volta dopo i lunghi giorni intercorsi dall’arresto. E hanno ritrovato il loro “grande accusatore”. Quasi impassibili: l’ex vicesindaco è apparso sereno all’arrivo nel cortile del Tribunale. In mano stringeva un blocco note che contenente i suoi appunti. Era scortato dagli agenti della polizia penitenziaria con cui ha fatto per due volte (andata e ritorno) la strada per il carcere di Montorio, dove è detenuto fin da quando la Procura ha fatto scattare le manette. Lei, Alessandra Lodi, è invece ai domiciliari nel tanto contestato attico di via Isonzo, a Borgo Trento. Arrivata al palazzo di Giustizia da sola, a piedi. Non ha mosso un ciglio nel corridoio affollato di giornalisti e telecamere che la separava dai suoi avvocati e dall’interrogatorio. Poi, come spiega il Corriere Veneto, è cominciato il lungo colloquio

“Una breve pausa-caffè a metà mattina. E poi di nuovo alle prese con le domande del sostituto procuratore Zanotti. Alle 13, nuovo stop. Il pm aveva chiesto di rinviare il prosieguo dell'incidente probatorio ad altra data, ma i difensori della coppia si sono opposti. E alle 15, tutti nuovamente nell'ufficio del gip. Altre tre ore di domande fittissime. Verso le 16, il pm ha terminato il suo esame ed è stato il turno dei difensori dei coniugi Giacino che hanno sollevato una serie di contestazioni nei confronti delle dichiarazioni dell'imprenditore.
Contestazioni che, secondo gli avvocati di Leardini, si sarebbero basate sui verbali integrali degli interrogatori rilasciati dal costruttore a novembre. Gli avvocati Avanzi e Pezzotti hanno fatto presente di non essere in possesso di quei verbali, ma solamente di quelli riassuntivi, e hanno chiesto di rinviare il controesame ad altra data per poter esaminare gli atti del fascicolo. Istanza accolta dal gip che ha rinviato il tutto a giovedì prossimo.

Alle 18.08, l'imprenditore e i suoi legali hanno lasciato l'ufficio, visibilmente soddisfatti. A distanza di pochi minuti sono usciti anche i due arrestati. Prima Giacino, scortato dalla polizia penitenziaria che lo ha riaccompagnato in carcere. Poi la moglie, accompagnata dai due avvocati. Questa mattina, a Venezia, il Tribunale del Riesame affronterà la ricorso presentato dai legali che hanno chiesto i domiciliari (nell'attico o in altra soluzione) per l'ex vicesindaco e una misura meno afflittiva nei confronti della moglie. In laguna, oltre al pm Zanotti e agli avvocati, ci saranno anche Giacino e la Lodi. Il secondo incontro in meno di 24 ore, dopo più di tre settimane vissute lontani”.

I colloqui per l'incidente probatorio riprenderanno giovedì prossimo. In queste ore, invece, l'ex vicesindaco e la moglie Alessandra Lodi affrontano il tribunale del Riesame.

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