Verona, stremati, infestati da parassiti e rinchiusi in gabbie per conigli: "salvati" 60 cani dall'allevamento

A far partire l'operazione di salvataggio è stata la "trappola" organizzata giovedì scorso da tre volontarie animaliste, che si erano recate nel canile fingendo di voler acquistare un cucciolo. Tre denunce

Uno scenario da “lager” da terzo mondo. Animali ridotti allo stremo delle forze, malati, infestati da parassiti. Cani rinchiusi in gabbie per conigli, malati con la rogna, abbandonati all’incuria. È servito l’intervento dei carabinieri di Legnago per porre fine alla tortura di sessanta esemplari nell’allevamento di via Bongiovanni, a Oppeano, località Mazzantica. Una zona di proprietà di un 67enne veronese che ora è stato denunciato per maltrattamenti assieme alla moglie e alla figlia. Ad entrare in azione assieme agli uomini in divisa comandati dal capitano Francesco Provvidenza, sono stati anche gli animalisti volontari dell’associazione “Dogbusters” e le guardie zoofile dell’Opima. Con i 58 cani, ridotti in condizioni a dir poco pietose, sono stati salvati anche due furetti e un gatto. Ora sono stati affidati tutti alle cure della Lav, Lega antivivisezione e la Procura nel frattempo ha aperto un’inchiesta. Il canile è stato sottoposto a sequestro.

A far partire l’operazione di salvataggio è stata la “trappola” organizzata giovedì scorso da tre volontarie animaliste, che si erano recate nell’allevamento di Oppeano fingendo di voler acquistare un cane. È stato così che si sono trovati davanti scene agghiaccianti. Come quella del cane infilato non si sa come in una gabbia talmente piccola da impedirgli i movimenti del collo. I suoi simili erano invece lasciati in mezzo al fango (dato anche il tempaccio che non ha mai abbandonato l’estate) e in mezzo ai loro escrementi. Erano talmente impauriti da essersi nascosti negli angoli delle gabbie quando avevano capito che stavano per essere trasferiti. Ma fortunatamente il loro trasporto era diretto al cascinale “San Francesco” di Oppeano dove sono stati presi in custodia in attesa che il giudice decidesse a chi affidare le cure. I sessanta animali vivevano circondati da centinaia tra oche, conigli e galline che sono stati descritti come “non in buon condizioni di salute”. Sono stati sottoposti anch’essi a sequestro e, poiché sprovvisti delle previste certificazioni sanitarie per l’aviaria, lasciati in custodia al proprietario.

Nel corso dell’ispezione è stato accertato che la struttura dov'erano rinchiusi i cani era fatiscente e i recinti realizzati in maniera artigianale con la presenza di spigoli vivi e lamiere taglienti, circondati da reti rabberciate "alla meglio", coperti con tettoie di fortuna. La maggior parte degli animali calpestava terreno fangoso, ricoperto anche dai propri escrementi. Carabinieri e volontari si sono trovati davanti anche ciotole del cibo vuote e sporche, acqua ristagnante negli abbeveratoi e, soprattutto dove si trovavano i cuccioli, un pungente odore di urina. È stato accertato anche che il titolare del terreno era sprovvisto di qualsiasi autorizzazione alla custodia e all’allevamento di animali.

Come spiega L’Arena, il proprietario e responsabile della zona ha respinto ogni accusa di maltrattamenti:

«Sono amante dei quattro zampe», esordisce al telefono. Poi spiega la sua attività: «Recupero cani feriti e smarriti e li chiudo nei recinti per poi regalarli a chi me li chiede», aggiunge. Nel suo allevamento, c'è anche un piccolo camaleonte in cattive condizioni di salute: «L'ho acquistato su internet», conferma Vanzan. Nega, però, l'esistenza di gabbie in cui rinchiudeva gli animali: «Qui non ci sono spazi così piccoli per i cani di cui sono molto appassionato. Non so bene cosa hanno portato via i carabinieri perchè non ero a casa quando sono venuti». Non sa nemmeno esattamente cosa gli hanno contestato: «Non mi hanno consegnato alcun atto giudiziario ma evidentemente», conclude, «non ho agito a norma di legge».

I cani sono stati tutti identificati e quelli sprovvisti di microchip, grazie all’intervento dell’Ulss 21, sono stati adeguati alle norme veterinarie.

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LA REAZIONE DI ZAIA - “Sono episodi veramente orribili che non dovrebbero mai accadere, ci vuole tolleranza zero nei confronti di chi maltratta gli animali. Ho estrema fiducia nel lavoro della magistratura, ma mi auguro che chi teneva i cani rinchiusi in gabbie per conigli, malati e senza adeguata igiene, possa incorrere in una pena esemplare” .Il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta così il blitz dei carabinieri. “È veramente raccapricciante, soprattutto perché accaduto in un territorio come il Veneto dove sono numerosi gli amanti degli animali e in particolare del cane, da sempre il migliore amico dell’uomo. Il mio plauso va alle tre volontarie di Dogbusters. Questa è la vera gente veneta: attenta e generosa, che investe il proprio tempo nell’aiutare non soltanto gli esseri umani, ma anche gli animali”.

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