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Verona, strangolò la moglie per gelosia in camera. Viene condannato a 16 anni

Arriva la sentenza del giudice per l'omicidio di Gabriella Falzoni, avvenuto il 4 marzo 2012 a Mozzecane. Il marito, Giovanni Lucchese, 58enne, le ha stretto un foulard attorno al collo: sospettava che avesse una relazione con un collega

Ha già scontato un anno di carcere. Ma a quello dovrà aggiungerne altri 15. Sono sedici in tutto, infatti, gli anni di reclusione inflitti a Giovanni Lucchese, ex dipendente di una concessionaria auto che il 4 marzo 2012 ha strangolato la moglie nella loro villetta di via Leopardi, a Mozzecane. Un foulard di seta stretto attorno al collo, uno dei preferiti di Gabriella Falzoni, è servito a toglierle la vita. E lunedì è arrivata la sentenza in Tribunale, pronunciata dal giudice per le udienze preliminari, Guido Taramelli, che ha deciso che il 57enne dovrà finire in galera per altri tre lustri. Ciò che lo avrebbe spinto sarebbe stato un pesante, ennesimo, moto di gelosia. Lucchese sospettava che Gabriella, dipendente di una ditta di abbigliamento a Pizzoletta, avesse una relazione con un collega. aveva spiato nel cellulare della donna, fotografato "sms scottanti", per poi presentare "il conto" alla moglie. Lei avrebbe dovuto discolparsi davanti alle prove inconfutabili del presunto tradimento.

Secondo i quotidiani locali, quella domenica di inizio marzo il 58enne era finito al Pronto soccorso, per una "crisi di panico". Tutto legato alla gelosia, che stava montando sempre più nella mente dell'uomo. Si era calmato, poi era tornato a casa con il figlio che l'aveva accompagnato davanti ai medici. Poche ore più tardi, complice l'assenza del figlio, si sarebbe consumata la tragedia. Ha affrontato la moglie accusandola del tradimento, in camera da letto. Al culmine della rabbia aveva preso un foulard, stringendolo attorno al collo della donna. Lei ha tentato di difendersi. Le sue unghie hanno provato a far desistere l'uomo dal suo intento omicida. Non c'è stato, purtroppo, nulla da fare. Appena ha visto sua moglie immobile sul letto ha capito che la cosa giusta da fare era rivolgersi ai carabinieri. In caserma a Villafranca Lucchese si è presentato pochi minuti dopo, per costituirsi. Si è identificato: "Ho strangolato mia moglie", avrebbe detto poi. Le indagini, l'arresto. E il carcere.

Un anno più tardi è arrivata anche la perizia dell'esperto voluto dal giudice: secondo il referto, l'uomo, mentre strozzava a morte la moglie, era capace di intendere e di volere. Versione differente per l'avvocato difensore, che sostiene la "parziale capacità". Le sorelle di Gabriella, dopo la lettura della sentenza, hanno annunciato di ritirarsi dal processo civile imbastito contro il cognato, per un accordo sopraggiunto tra le parti. Al figlio, che ora ha 19 anni, andranno i beni della famiglia. Distrutta dalla gelosia di un uomo che ora si trova solo, in cella. A scontare altri 15 anni.

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