Cronaca Centro storico / Via Franceschine

Verona, strage di Parigi, vertice in prefettura sulle misure antiterrorismo: aumentano i luoghi sensibili

Comandanti di polizia, carabinieri, Finanza e Municipale incontrano il sindaco Tosi e il prefetto Stancari. Si chiede la reintroduzione delle pattuglie miste con l'esercito. Livelli di allerta come dopo l'11 settembre

Vertice delle Forze dell’ordine in prefettura a Verona per mettere a punto le misure antiterroristiche da approntare in seguito all’innalzamento dell’allerta per i fatti di Parigi, dove la redazione del settimanale satirico “Charlie Hebdo” è stata assaltata da un commando di tre uomini armati di mitragliatori che hanno aperto il fuoco e ucciso 12 persone. L’ordine del giorno dell’incontro davanti al prefetto Perla Stancari (periodicamente convocato come “Tavolo sulla sicurezza” per discutere delle problematiche di tutto il Veronese) è stato stravolto dagli ultimi fatti di sangue.

Tra l’altro la riunione arriva dopo che le “pattuglie miste” con l’esercito sono state “tagliate” dal Ministero dell’Interno per effetti della spending review. Proprio dal ministro Angelino Alfano, nelle scorse ore, è stato innalzato il livello di sicurezza. E non è escluso quindi che soldati possano tornare ad affiancare carabinieri, finanzieri e poliziotti durante le perlustrazioni in città. Da salvaguardare restano gli obbiettivi “sensibili”: aeroporto Catullo e stazioni in primis. Il prefetto Stancari auspica quindi che i militari tornino a pattugliare la città, sgravando il lavoro dei “colleghi” in divisa. Il livello di attenzione tornerebbe ad essere quello post 11 settembre (la triste data dell’attacco alle Torri Gemelle di New York). Finora gli obbiettivi sensibili erano aeroporto, sinagoga e Agenzia delle Entrate. Come confermato con una circolare dal questore di Verona, Vito Danilo Gagliardi, massima attenzione sarà dedicata anche ad altri luoghi delicati, come i ritrovi di preghiera dei fedeli all’Islam. Moschee e sale riunioni andranno monitorate assieme a piazze, monumenti, chiese e sedi dei quotidiani. Come spiega il Corriere di Verona, sono 35mila i musulmani che si ritrovano nei centri culturali della provincia. A Verona, in via Bencivenga Biondani, esiste la moschea. Altri luoghi di preghiera sono situati a Legnago, Mozzecane, Nogara, San Bonifacio, Domegliara. Mentre si fa il punto della situazione in prefettura (presenti tra gli altri il sindaco Flavio Tosi e il comandante della polizia municipale, Luigi Altamura), a Parigi si sta dando la caccia ai due fratelli terroristi che hanno preso parte al commando stragista. Già nelle scorse ore i sindacati di polizia (l’Ugl ha fatto da capofila ma poi si sono aggiunti il Siulp, il Coisp e il Siap) avevano richiesto mezzi e più uomini per garantire più sicurezza in tutta la provincia (compresa la sede della questura, in lungadige Galtarossa).

PROTESTA AL MINISTERO - Non solo i problemi quotidiani che Verona deve affrontare, quindi. La presunta escalation di furti è solo uno dei temi passati in rassegna. Ora c'è anche la paura per le reazioni dell'integralismo islamico. È quanto dichiarato dal sindaco Tosi, al termine della riunione in prefettura: "Presenteremo una protesta formale al Ministero degli Interni perché, a seguito delle ultime ridistribuzioni delle forze dell’Esercito sul territorio nazionale, la città di Verona risulta penalizzata con una dotazione minore rispetto, ad esempio, alla città di Modena: una decisione che sembra insensata se si considerano le dimensioni e le problematiche delle due città in questione".

"Tra le città sopra i 150mila abitanti le più penalizzate anche Venezia e Genova, mentre ad esempio Firenze ha mantenuto i 50 uomini che aveva in dotazione. Non credo – ha aggiunto Tosi - che il taglio si possa attribuire ad una riduzione dei costi, visto che si tratterebbe di far girare sul nostro territorio uomini dell’esercito, già presenti a Verona, con mezzi già presenti in città. A Parigi, al di là dei recenti drammatici episodi che vanno gestiti dall’Intelligence, da anni l’esercito presidia abitualmente siti sensibili e luoghi di grande afflusso turistico. In un momento come questo togliere pattuglie dalle strade rappresenta una scelta scellerata".

LE MISURE - "I fatti di Francia dimostrano che abbiamo fatto bene a partecipare alla coalizione internazionale contro i fanatici dello stato islamico" spiega afferma Vincenzo D'Arienzo, deputato Pd, membro della Commissione Difesa che ha avallato ulteriori rifornimenti militari ai combattenti curdi e iracheni in guerra contro l'Isis e di supporto logistico agli alleati. "Le nostre Forze armate stanno offrendo un contributo di qualità alla coalizione e questo, unito alla consapevolezza che dobbiamo difendere la libertà democratica, mi conforta nella pesante responsabilità di aver votato a favore di un'azione di guerra del nostro Paese. Fa specie vedere che chi oggi lucra sui fatti per scopi elettorali e nella solita noiosa battaglia anti Islam, che nulla c'entra, al momento di decidere l'azione militare ha votato contro. L'Isis è una forma intollerante e illiberale che intende farsi Stato e utilizza la religione per questa finalità".

"La nostra preoccupazione - continua il deputato - è quella di capire le mosse dei fanatici e di seguire tutti coloro che manifestano simpatie e appartenenze. Un lavoro di intelligence che l'Italia sta facendo e che aiuteremo con direttive precise: nessun residente che si è recato in quei territori deve poter rientrare in Italia". Espulsioni veloci e misure di sorveglianza per i sospetti, sanzioni penali per chi arruola, fa proselitismo o si autoaddestra, anche attraverso il web, per azioni di terrore. Introduzione di un nuovo reato contro i viaggi della jihad, più poteri alle Forze di polizia per controllare la rete internet, impiego dell'esercito a tutela degli obiettivi sensibili. Queste, rivela D'Arienzo, le misure che abbiamo valutato e che attueremo nell'immediato.

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