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L'ex vicesindaco Vito Giacino con la moglie Alessandra Lodi

L'ex vicesindaco Vito Giacino con la moglie Alessandra Lodi

Verona, scandalo Giacino: moglie e marito chiedono al giudice la revoca degli arresti

Accusati entrambi di concussione e corruzione, gi avvocati dell'ex vicesindaco e dell'avvocato Alessandra Lodi hanno depositato la richiesta al Gip. Al centro della bufera le presunte mazzette da un costruttore

Accusati di corruzione e concussione entrambi, hanno scelto di chiedere con due procedimenti distinti la revoca degli arresti. O almeno la modifica. I legali difensori dell'ex vicesindaco Vito Giacino e quelli della moglie Alessandra Lodi hanno depositato la richiesta al giudice per le indagini preliminari, Guido Taramelli dopo l'interrogatorio di garanzia. L'ex membro della giunta Tosi, dimissionario il 15 novembre scorso, era stato rinchiuso a Montorio la scorsa settimana per il pericolo di "inquinamento delle prove". Per la consorte, avvocato professionista, erano invece stato disposti gli arresti domiciliari nell'appartamento "da sogno" di via Isonzo, a Borgo Trento. All'indomani dell'arresto e della bufera scoppiata tra Palazzo Barbieri, sede municipale, e i corridoi del palazzo di giustizia veronese, la moglie aveva scelto di non parlare personalmente con il Gip, depositando un memoriale di una quindicina di pagine in cui raccontava la propria versione dei fatti, allegando molti documenti tra cui fatture, email, lettere. Sulla modifica o revoca degli arresti il giudice deve ancora decidere, mentre il Tribunale del Riesame di Venezia avrà 20 giorni di tempo per fissare l'udienza in base al ricorso presentato dagli avvocati. Come spiega L'Arena, ripercorrendo le contestazioni mosse a Lodi,

In quella memoria l'indagata ricostruisce l'iter per le sette fatture saldate dall'imprenditore edile Alessandro Leardini ed emesse tra il 25 novembre 2010 e l'11 marzo 2013. Fatture che, come ha ampiamente descritto Leardini (anch'egli indagato per corruzione, Avanzi e Pezzotti i suoi legali), in realtà altro non erano che mazzette. Invero l'imprenditore aveva i propri avvocati e quindi quei 178mila euro pagati in tre anni all'avvocato Lodi non rientravano nella normale gestione dei suoi affari.

Differente il quadro accusatorio a carico dell'ex politico che, dopo la perquisizione di fine ottobre e la notifica dell'avviso di garanzia per corruzione, si dimise a metà novembre. Differente e particolarmente pesante perchè, stando alle indagini condotte dalla sezione di pg della Polizia, avrebbe chiesto conitnuamente denaro all'imprenditore. Un «sistema» che, oltre agli incarichi alla moglie, prevedeva il versamento di una somma per metro cubo edificabile, somma che variava a seconda della zona e della tipologia delle lottizzazioni di Leardini ma che comunque portò l'imprenditore a versare 450mila euro in contanti: 110mila nel 2008 «quale retribuzione per la mediazione per la compravendita di un terreno a Porto San Pancrazio» e 300mila in varie tranche nel corso del 2010 per «l'interessamento per l'approvazione della “variante contro locazione” all'area Peep di san Michele».

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