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Verona, scambio di sms tra sindaco e il suo (ex) vice. La Procura: "Costituscono prova contro Giacino"

Secondo il procuratore capo di Verona, Mario Giulio Schinaia "quei messaggi sono una riprova della volontà di delinquere o di inquinamento delle prove e la tesi accusatoria è stata accolta anche dai giudici del Riesame"

“Quegli sms inviati a Tosi testimoniano come l’ex vicesindaco Vito Giacino riuscisse a tenere i rapporti con la politica veronese anche dopo le sue dimissioni”. E’ la sintesi del quadro tracciato dalla Procura in merito all’indagine che ha travolto quello che mesi fa era considerato il braccio destro del sindaco. Una delega importante, la sua: l’Urbanistica. E le responsabilità che aveva in qualità di amministratore l’avrebbero messo in contatto con molti imprenditori.

Uno in particolare, il costruttore Alessandro Leardini, è diventato il suo accusatore dal momento in cui ha rivelato di aver versato almeno 600mila euro in tangenti per l’edificabilità di alcune zone della città e della provincia. Dal giorno delle sue dimissioni a quello dell’arresto, Giacino (detenuto a Montorio mentre la moglie, Alessandra Lodi è ai domiciliari con le stesse accuse di corruzione e concussione) avrebbe inviato alcuni messaggi a Tosi in persona. Questi rientrerebbero nell’indagine proprio per i motivi descritti dal procuratore capo Mario Giulio Schinaia. Come spiega al Corriere Veneto,

«Non sono emersi elementi, ma noi riteniamo che quei messaggi siano una riprova della volontà di delinquere o di inquinamento probatorio e la tesi accusatoria è stata accolta anche dai giudici del Riesame (che hanno confermato l'esigenza di custodia cautelare in carcere per l'ex vicesindaco ndr). E riteniamo che questa nostra interpretazione, accolta favorevolmente a Venezia, potrà poi essere dimostrata e accolta anche in dibattimento». E sulla «sfida» del sindaco al suo sostituto, invitato a rendere pubblici i contenuti degli sms? Il procuratore preferisce un secco «no comment», ribadendo per l'ennesima volta il concetto per il quale «nel caso in cui fosse stata riscontrata qualsiasi ipotesi di reato, si sarebbe proceduto».

Il sindaco, dal canto suo, aveva lanciato la sfida al pm che coordina le indagini, Beatrice Zanotti. “Invito per un fatto di trasparenza la pm Zanotti a rendere pubblici integralmente tutti gli sms che Vito Giacino ha mandato al sottoscritto -  aveva affermato Tosi - le risposte che il sottoscritto ha mandato a Giacino. In questo modo tutti i cittadini di Verona potranno come già il pm, rendersi conto che essi nulla avevano a che fare con le indagini e con le pratiche oggetto di indagine, ma riguardavano grandi temi della città che lui aveva seguito come vicesindaco”.

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