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Verona, da San Michele Extra a Quinzano: tutti gli appalti al centro dello scandalo Giacino

Al vaglio degli inquirenti i rapporti con l’imprenditore edile Alessandro Leardini, a capo delle aziende Legnaghese Real Estate Spa e Belea Costruzioni. Dalla sua testimonianza è nata l'inchiesta e l'arresto dell'ex vicesindaco

Cantieri e lavori sotto la lente della Procura, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto e poi in carcere dell’ex vicesindaco con delega all’Urbanistica di Verona, Vito Giacino. Al vaglio degli inquirenti i rapporti con l’imprenditore edile Alessandro Leardini, a capo delle aziende Legnaghese Real Estate Spa e Belea Costruzioni. Dalla sua testimonianza è nato tutto e ora l’ex braccio destro del sindaco Flavio Tosi è accusato di concussione, corruzione e abuso d’ufficio. Nei guai anche la moglie di Giacino, Alessandra Lodi, avvocato.

AREE E PROGETTI - E così le carte rivelano l’area di San Michele Extra nel Piano di edilizia economico-popolare (Peep) nella quale sono stati costruiti sei lotti, con altrettante palazzine, su oltre 47mila metri cubi e una superficie di quasi 29mila metri quadri. 120 appartamenti per 500 persone, dicono i dati. Un cantiere per il quale Leardini, già proprietario dello stesso terreno, non avrebbe mai ricevuto i soldi che gli sarebbero spettati a seguito dell’esproprio. La Legnaghese aveva acquistato il terreno, tra via Monti Lessini e via Mattarana, nel 2006, al prezzo di 6,5 milioni di euro. Erano i tempi della Giunta Zanotto. Due anni dopo, con il cambio al vertice dell’amministrazione la nuova Giunta Tosi quantifica il prezzo dell’esproprio: 11 milioni e 415mila euro. Leardini si era accordato con le cooperative che avevano vinto il bando di appalto per tre palazzine. Ma per le altre tre voleva essere pagato dal Comune. Circa 20mila metri cubi che, a 240 euro circa al metro cubo, totalizzano la bellezza di quattro milioni e 873mila euro. Esclusa l’Iva più gli interessi. L’“affare” era poi finito al centro di un esposto presentato alla Procura dall’attuale capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Michele Bertucco. La questione, tuttavia, per l’amministrazione non si poneva, come spiegano i quotidiani locali: le stime sarebbero state calcolate sulla nuova legge del governo Prodi e la cifra risultò così alta che il Comune si rifiuto di pagarla. Ma l’imprenditore aveva annunciato battaglia: voleva i soldi del terreno e li voleva subito perché, come spiega il Corriere Veneto

“aveva già acconsentito alla cessione bonaria dei terreni accettando l'indennità indicata dalla stessa amministrazione. Tutto questo, oltre alla consegna dei frazionamenti richiesti dell'area, era sufficiente secondo i legali della Legnaghese a vantare il diritto a ottenere il pagamento dell'indennità di esproprio”

E non è finita qua, visto che al centro dello scandalo è finita un’altra lottizzazione Peep, quattro lotti a Montorio, e un’area a Quinzano, in via Selva, per alcuni palazzi a cinque piani compresi nel Piano urbanistico attuativo “San Rocco”. Un progetto che l’imprenditore aveva chiesto di modificare ma che il Comune negò. Le aree di interesse di Leardini riguardano, in città, anche terreni a Porto San Pancrazio, a Santa Lucia, Madonna di Dossobuono, all’ex caserma Passalacqua. In provincia acquisizioni sono a Illasi e San Martino Buon Albergo per un totale di 27 lotti edificabili.

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