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Verona, "ho rubato per necessità, per il bimbo": l'impiegata delle Poste rilasciata e tornata al lavoro

In una sola notte, quella del 23 giugno, ha aperto oltre 150 tra lettere e raccomandate destinate agli uffici di Bolzano, Bressanone, Merano. La polizia la incastra con le telecamere. Ora è tornata al suo turno di notte

Nel giro di due giorni è tornata al lavoro. Nel frattempo ha confessato: lei, impiegata delle Poste al centro smistamento di Porta Nuova, è stata sorpresa mentre rubava il contenuto in denaro di alcune lettere assicurate destinate a varie parti dell’Alto-Adige. La 40enne, originaria di Roma e al lavoro da 8 anni a Verona, ha ammesso le sue colpe dopo essere stata arrestata dalla polizia, che l’ha registrata di nascosto con alcune telecamere piazzate ad hoc in ufficio. Quando gli agenti hanno notato che stava aprendo le buste e si intascava alcune banconote, sono intervenuti con le manette. Davanti al giudice ha voluto raccontare la propria storia e si è scusata per quel suo comportamento che le poteva costare veramente caro. Ha detto di aver violato la legge perché le servivano soldi, non riusciva più a far fronte alle spese che aveva.

Soprattutto per quel suo bimbo piccolo da mantenere e il cui padre da tempo non partecipava più al bilancio famigliare. Non riceveva più gli assegni da lui ed era stata costretta ad “inventarsi” un modo per farcela. “Ho rubato per necessità” sarebbe stata, in sintesi, la sua linea difensiva. Lavorando in qualità di pubblico ufficiale, le accuse per lei erano stato di peculato, poi riqualificate in “appropriazione indebita”. A quest’ultima si dovrà aggiungere quella di violazione del segreto della corrispondenza. In una sola notte, quella del 23 giugno, ha aperto oltre 150 tra lettere e raccomandate destinate agli uffici di Bolzano, Bressanone, Merano. La notte dell'1 luglio l'avevano poi notata mentre trasferiva banconote per 50 euro alla sua borsetta. E sono scattate le manette. Dopo l’udienza la donna ha ottenuto il rilascio con obbligo di firma in questura.

Come spiega il Corriere Veneto, la 40enne rientrerà subito al suo lavoro alle Poste. È addetta al turno di notte e lì rimarrà impiegata. Ancora non è dato sapere se l’azienda adotterà provvedimenti disciplinari (si va dall’ammonimento, al richiamo e fino al licenziamento per giusta causa). Il caso era partito ad aprile con le segnalazioni dei destinatari delle lettere. Le missive arrivavano sgualcite o addirittura aperte. Poi le denunce e le indagini della Procura e della polizia. Ora il cerchio si è chiuso.

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