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Verona, lavoratori Riva in corteo fino al casello A4. Bloccati pagamenti

La società attende il via libera formale per l'utilizzo dei beni sequestrati dalla Finanza tramite il Gip di Taranto. Il ministro Zanonato cerca la mediazione. Reazioni del mondo sindacale sul commissariamento

Un centinaio di lavoratori della Riva Acciaierie di Verona, sono nuovamente scesi in corteo lungo le strade della città mercoledì mattina. Gli operai hanno lasciato il presidio all'esterno della fabbrica e si sono recati in pacifico fino al casello di Verona sud dell'autostrada A4. I dimostranti, scortati da polizia e vigili urbani, hanno esposto lungo il percorso uno striscione che cita l'art.1 della Costituzione: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Secondo le Forze dell'ordine non si sono registrati disagi particolari nella circolazione stradale, con molti automobilisti che hanno espresso la loro solidarietà ai lavoratori.

LA SITUAZIONE LAVORO - Ormai lo si ripete come una filastrocca: "Dobbiamo riaprire", "Fateci riaprire", "Non possiamo riaprire". Un crescendo di allarme: è la giornata tracciata da Riva Acciaio all'indomani dell'incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato. Si è partiti facendo sapere di essere pronti al dialogo con il custode giudiziario dei beni sequestrati per verificare se ci siano le condizioni per riprendere l'attività produttiva. Si è finiti con l'annuncio ai fornitori di non poterli pagare "non potendo disporre di alcuna somma liquida". Nel mezzo c'è l'aver saputo ufficialmente dal custode giudiziario dei beni sequestrati, Mario Tagarelli, che questi non è ancora entrato in possesso degli stessi beni ed è in attesa della notifica del relativo verbale da parte della guardia di finanza, che sta ultimando nei dettagli l'elenco dei beni bloccati. Tagarelli ha avuto mercoledì mattinata un colloquio telefonico con il ministro Zanonato, al quale ha fatto presente questa situazione.

Il custode-amministratore giudiziario potrebbe essere immesso nel possesso dei beni sequestrati la prossima settimana, ma può anche darsi che si proceda a segmenti di beni bloccati perché la lista, tra azioni, quote sociali, cespiti aziendali, partecipazioni in portafoglio e liquidità delle società, è molto lunga. Riva Acciaio aveva chiesto lumi all'amministrazione giudiziaria dei beni sequestrati anche dopo sollecitazione del governo che aveva invitato l'azienda "a chiedere - ha dichiarato il sottosegretario Claudio De Vincenti - in modo esplicito alla magistratura, al custode giudiziario la facoltà d'uso degli impianti e delle risorse liquide necessarie al proseguimento dell'attività". non escludendo ''un intervento normativo'' se la situazione non si dovesse sbloccare. Federacciai ha chiesto intanto un incontro urgente con il premier Letta e il ministro Zanonato, sostenendo che i produttori italiani di acciaio vedono nel provvedimento della magistratura "un grave attacco alla libertà d'impresa". Un No al commissariamento di Riva Acciaio è arrivato dal segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. "Noi chiediamo che l'azienda possa continuare a funzionare - ha detto il leader della Uil - dei commissari non ci fidiamo, e cito l'esperienza più clamorosa, quella di Piombino. Le imprese hanno bisogno di un imprenditore". Di parere opposto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. "Il governo - ha detto - come ha fatto con l'Ilva, dovrebbe commissariare tutte le attività del gruppo. Bisogna pensare ad un intervento dello Stato nella gestione dell'azienda".

IL DIRETTORE MARZOLI: "RIVA NON VERRA' COMMISSARIATA"

I sindacati continuano a parlare di ''serrata'' del gruppo Riva. Fim, Fiom e Uilm di Taranto invitano il governo ad adottare ''tutti i provvedimenti necessari a copertura e tutela del reddito dei lavoratori e del loro lavoro per l'oggi e per il futuro". Preoccupati gli autotrasportatori, fa sapere la Fita Cna, perché il blocco della produzione ''rischia di trasformarsi in una vera e propria bomba socio-economica nell'indotto delle acciaierie".

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