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Verona, ricatti e minacce a un 13enne per ottenere 62 euro: "I soldi o ti faccio denunciare per molestie"

Nei guai finisce un neomaggiorenne romeno che avrebbe contattato il giovane veronese di Ronco all'Adige tramite un suo complice marocchino (minorenne). La sorella di quest'ultimo tirata in ballo per arrivare all'esborso

Minacce, ricatto ed estorsione. Per una somma di denaro ben precisa: gli aveva chiesto 62 euro per non farlo denunciare dal padre riguardo a fantomatiche molestie contro la sorella. Ma gli è andata male e il 18enne romeno è finito davanti al giudice. In aula ha però fatto scena muta, in accordo col suo avvocato. Lo avevano arrestato domenica pomeriggio i carabinieri della stazione locale, dopo il ricatto avanzato nei confronti di un 13enne veronese di Ronco all’Adige. Con il neomaggiorenne avrebbe agito anche un complice, minorenne marocchino, colui che aveva organizzato il piano. Proprio la sorella di quest’ultimo, compagna di classe del ragazzino veronese, sarebbe stata tirata in ballo e così era partita la richiesta di soldi per non “farlo denunciare dal padre”. Un paio di giorni prima c'era stato uno scambio di messaggi "hot" tra i due 13enni, con alcune foto in pose equivoche. Il fratello maggiore, 16enne, se n'era accorto e aveva pensato bene di ricorrere a un ricatto per sistamere la faccenda. Erano così giunti sul cellulare della vittima messaggi di minacce. Non avesse ottemperato a concedere i soldi e un portafoglio in regalo, avrebbe raccontato tutto al padre.

Un pretesto bello e buono, quello ipotizzato sul capo d’imputazione. Minacce e richieste sarebbero state compiute dal marocchino tramite telefonate e sms, mentre il giovane romeno si era offerto di fare da “mediatore” ma in realtà sarebbe stato d’accordo con il complice magrebino. Spaventato ma risoluto, il 13enne aveva raccontato tutto ai genitori. Con suo padre si era recato poi dai carabinieri che in poco tempo sono risaliti ai due baby ricattatori e li hanno denunciati. I militari hanno organizzato la trappola nel pomeriggio di domenica scorsa: appostati poco distante dal luogo di scambio, hanno assistito al posizionamento del "palo" (il 18enne) e allo scambio di denaro. Poi sono scattate le manette.

Il 18enne, dopo una notte passata in cella, è finito davanti al magistrato e si è “salvato” per l’assenza di precedenti. È stato liberato in attesa del processo fissato al 15 dicembre. Per il 16enne, al termine dell'udienza al Tribunale dei minori a Venezia, è stata disposta la "permanenza a casa", misura concessa solitamente in alternativa degli arresti domiciliari ai minorenni. Potrà frequentare solo la scuola e compiere tragitti specifici per tornare a casa. A quanto è emerso voleva quei 62 euro per saldare un debito contratto con un'altra persona.

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