Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Verona, requisitoria del pm dal giudice: "Condannate l'ex vicesindaco Giacino e la moglie a cinque anni"

Al termine di un colloquio durato ore in tribunale, il sostituto procuratore Beatrice Zanotti chiede la pena per l'ex delegato all'Urbanistica, accusato di "nuova" corruzione per presunte tangenti incassate da un imprenditore

Cinque anni. Questo quanto emerso dal pm al giudice per le udienze preliminari al termine della requisitoria con cui è stata formulata la richiesta di condanna per l'ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino, e per la moglie, l'avvocato Alessandra Lodi. A sostenere l'accusa davanti al Gup Giuliana Franciosi è il sostituto procuratore Beatrice Zanotti che ha coordinato l'inchiesta fin dalla nascita. La requisitoria era cominciata venerdì ed era andata avanti per due ore, fino a quando l'udienza non era stata aggiornata a questa settimana. Il magistrato ha chiesto di applicare l’articolo 319 quater del Codice penale sulla "nuova" corruzione che punisce il pubblico ufficiale che, abusando dei suoi poteri, induce a dare indebitamente denaro. I reati di cui erano precedentemente accusati erano quelli di corruzione e concussione. Per il secondo, il più grave, le pene vengono stabilite tra i 5 e i 12 anni. Con la "nuova" corruzione il rischio è invece quantificabile tra i 3 e gli 8 anni. Ora sono attese le arringhe difensive, poi ci sarà la sentenza.

IL PROCESSO, LE ACCUSE - I coniugi erano stati accusati per le presunte tangenti incassate da un imprenditore edile veronese, Alessandro Leardini. Quest'ultimo, a sua volta accusato di corruzione, ha confessato di aver versato alla coppia oltre 600mila euro per agevolare le pratiche di costruzione che gli interessavano. L'inchiesta aveva portato all'arresto di Giacino e moglie a metà febbraio 2014. Ora sono entrambi ai domiciliari nel loro appartamento-attico di via Isonzo, a Borgo Trento (già finito nelle polemiche per le ristrutturazioni).

L'operazione di arresto era stata preceduta nei mesi scorsi da una lettera anonima recapitata agli organi politici e alle Forze dell'ordine. Nella missiva si sosteneva che fosse presente un "sistema" all’interno degli uffici dell’Urbanistica funzionale al rilascio dei permessi, facente capo al vicesindaco Vito Giacino. Tale prassi, secondo l'autore di questo documento (ribattezzato il "Corvo") prevedeva che per ottenere i permessi urbanistici, fosse necessaria una consulenza dello studio legale della moglie del vicesindaco, l’avvocato Alessandra Lodi. Un altro paragrafo di questa oramai famigerata lettera, faceva riferimento ai lavori di ristrutturazione svolti dal vicesindaco e dalla consorte nel proprio appartamento di Borgo Trento, che furono affidati alla So.ve.co., ditta che figura in diversi appalti comunali, tra cui filobus, ponte San Francesco, ex Gasometro. "Dalle carte che mi sono state richieste, presumo che tutto nasca da quella famosa lettera anonima", aveva affermato lo stesso Giacino.

UN ANNO DI INDAGINI PRONTE A CHIUDERSI: GIACINO E MOGLIE VERSO IL PROCESSO

LA LETTERA DI VITO GIACINO DAL CARCERE DI MONTORIO

Proprio da quella lettera cominciarono i guai per Giacino e moglie. La missiva anonima aveva lanciato accuse su presunte consulenze professionali tra la moglie, l'avvocato Alessandra Lodi, e pratiche per concessioni di lavori pubblici. L'accusa formulata dalla Procura era stata quella di corruzione. Sulla nascita dell'indagine, però, il procuratore capo di Verona, Mario Giulio Schinaia, aveva comunque precisato che "questa inchiesta non è nata da una lettera anonima. In Procura di anonimi purtroppo ne arrivano a bizzeffe, a tonnellate; però hanno l'esito che devono avere: vengono immediatamente cestinati. E' chiaro che se il fatto riportato dall'anonimo poi negli accertamenti che qualcuno dispone di fare trova qualche riscontro obiettivo, è sulla base di questo riscontro che noi procediamo, non certo sulla base dell'anonimo".

GIACINO DAL GIUDICE. "TANGENTI? MACCHÈ, TUTTA VENDETTA POLITICA"

Le indagini sono state portate avanti non senza qualche intoppo. A giugno era emersa la vicenda delle presunte intercettazioni "illegali" tra avvocati e i coniugi Giacino ed erano emersi commenti poco edificanti rivolti dagli ufficiali di polizia giudiziaria agli indagati.

"È FALSO, UN GRAN MALEDUCATO": GIACINO INTERCETTATO "ILLEGALMENTE

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