Verona, recupero ex Arsenale: da Roma non arriverà un soldo. "Non demonizzate i privati a priori"

Il sottosegretario Borletti Buitoni in visita nella struttura di Borgo Trento: "Regole chiare e paletti sugli interventi che non devono tradire l’identità del bene. Un punto di sintesi può essere trovato”

Per l'ex Arsenale asburgico a Borgo Trento l'amministrazione comunale può anche rinunciare ai sogni di gloria. Da Roma arriveranno solo complimenti se il progetto portato a termine rispetterà regole e accontenterà tutti. Non un soldo. I 100 milioni di euro a disposizione del Ministero per interventi di questo genere sono a livello nazionale. Verona può quindi "mettersela via". Ma il vicesindaco Stefano Casali sembra seguire una road map precisa: “La priorità di tutti dev’essere quella di non ritrovarsi qui tra qualche anno con ancora nulla di fatto. Per questo siamo onorati di avere qui il sottosegretario Borletti Buitoni, che ha già espresso un grande interesse nei confronti di questo importante manufatto storico. Non può infatti che farci piacere questo sopralluogo e quanto detto dal sottosegretario, ossia che ogni possibile soluzione per non lasciare al degrado questo monumento dev’essere valutata, come del resto sta facendo l’amministrazione comunale, senza demonizzare l’intervento del privato, che anzi può divenire una importante risorsa per il bene pubblico". Così il vicesindaco alla presenza del sottosegretario al Beni e alle attività culturali, Ilaria Borletti Buitoni, durante la visita organizzata dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto e voluta dai parlamentari del Partito Democratico e dal Comitato Arsenale. L'ex struttura militare austriaca è nell'occhio del ciclone da mesi sui progetti in ballo per la riqualificazione. Due imprese private hanno già presentato la loro offerta.

Casali ha precisato che "ovviamente il tutto deve'ssere fatto all’interno di regole ben precise, in quanto l’ex Arsenale asburgico è sottoposto ai vincoli della Soprintendenza ed è monumento storico della città. Se poi il sottosegretario dovesse riuscire a trovare le risorse che noi aspettiamo da anni, da poter investire direttamente nella riqualificazione dell’Arsenale, o tramite interventi privati con regole ancor più restrittive, ben venga, valuteremo e adegueremo il progetto e il relativo bando europeo". La nota dolente sono i fondi a disposizione: "Ricordo  - spiega casali - che il Comune di Verona ha 11 milioni di euro destinati all’Arsenale, a fronte di una spesa per la riqualificazione che, secondo stime prudenziali, ammonta a circa 50 milioni di euro. Riteniamo comunque che sarebbe assolutamente sbagliato impiegare le risorse comunali per tamponare esclusivamente l’emergenza, senza approfondire l’ipotesi di un intervento di riqualificazione che consenta una piena valorizzazione dell’Arsenale, dal punto di vista culturale, sociale, economico e turistico, trasformandolo in una risorsa importante per la città”.

“Attenzione particolare - ha replicato Borletti Buitoni, già presidente del Fai, Fondo per l'ambiente italiano - dovrà essere riservata ad alcuni aspetti prioritari: conservare l’identità del bene prevedendo la testimonianza della linearità storica; mantenere la fruizione pubblica attraverso un progetto condiviso dal territorio, che porti ad una riqualificazione in grado di conservare una vocazione palesemente vicina alla città. Concordo - ha continuato Borletti Buitoni - sulla non opportunità di procedere ad un restauro in emergenza ma di procedere ad una valutazione fondata sull’importanza storica e architettonica del bene. L’apertura ai privati non dev’essere demonizzata a priori ma tutte le strade vanno valutate, anche perché i fondi a disposizione del Ministero per interventi di questo genere sono 100 milioni per tutto il territorio nazionale: l’importante sono le regole da porre all’eventuale intervento dei privati, che non deve tradire l’identità del bene. Un punto di sintesi può essere trovato”.

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