Cronaca Nogara / Via Roma

Verona, rapiscono e torturano il genero perchè non "adatto" alla figlia: coniugi aguzzini tornano liberi

Erano contrari al matrimonio con quell'ex pugile di 41 anni originario di Nogara: in due lo avevano sequestrato e picchiato, aggredito con spray al peperoncino e versato acido muriatico sulle mani. Non potranno più avvicinarsi a lui

Avevano sequestrato e torturato brutalmente il marito della figlia perché non lo consideravano un tipo “affidabile”. Per allontanarlo dalla ragazza non si erano fatti scrupoli nell’organizzare una spedizione punitiva condita con botte, lesioni da acido muriatico e minacce con un coltello. Ora i coniugi residenti nel Vicentino sono stati rimessi in libertà ma non potranno più avvicinarsi alla loro vittima, il 41enne veronese, ex pugile, originario di Nogara. A torturare il giovane, a fine maggio, erano stati i componenti di una famiglia di origine campana residente a Breganze (Vicenza), formata dal 52enne autista di camion, il figlio  tecnico informatico di 25 anni, e la madre, 52enne impiegata in una scuola della provincia berica. Insomma, i parenti più stretti della giovane impiegata 27enne che doveva a tutti i costi essere abbandonata dalla vittima.

L'ex pugile "non gradito" alla famiglia di torturatori era stato ridotto in gravi condizioni: padre e figlio si erano appostati alle 6e30 di mattina nel piazzale del supermercato "Ramonda" di Trissino (Vicenza). Hanno aspettato che la coppia si recasse nello studio medico dove avevano appuntamento, sopra il negozio, e hanno teso la trappola: la madre si era occupata della figlia, aveva cercato di stordirla con il cloroformio ed era arrivata a picchiarla. Padre e figlio si sono "dati da fare" con il marito veronese (i due si erano sposati in Comune a marzo). L'hanno aggredito spruzzandogli il peperoncino sugli occhi, lo hanno legato per il collo con una corda e, minacciandolo con un coltello, lo hanno legato al sedile dell'auto con del nastro adesivo. Poi l'ulteriore escalation di violenza: trasferito in aperta campagna, nel Vicentino, lo hanno pestato a sangue e gli hanno versato dell'acido muriatico sulle mani. Il 41enne era stato poi abbandonato nei pressi della sua vecchia abitazione di Nogara e ritrovato dai carabinieri locali, chiamati a supporto dei colleghi di Valdagno, dopo pochi minuti dalla richiesta di soccorso. I componenti della famiglia erano stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona, rapina, violenza privata e lesioni aggravate.

Secondo le ricostruzioni dei carabinieri avrebbero obbligato l’ex pugile veronese a sottoscrivere una dichiarazione in cui si descriveva come un "poco di buono", un marito pessimo e si impegnava a divorziare nel più breve tempo possibile. Ora per tutti sono stati revocati gli arresti domiciliari dalla loro casa di Breganze ma nel contempo è stato disposto il divieto di dimora nella provincia di Verona per evitare di farli avvicinare alla loro vittima che vive tuttora con la ragazza. Il movente che ha mosso il raid punitivo era quello del garantire l’incolumità della figlia. Al giudice avevano avuto modo di spiegare che erano “terrorizzati” dalla relazione che aveva con il veronese. In aula hanno spiegato che la ragazza era stata “picchiata” e veniva “drogata”. “La paura era che tornasse a casa morta”, avrebbero spiegato i coniugi.

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