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Cronaca Centro storico / Via Roma

Verona, prostitute marocchine riservate ai connazionali: viene sequestrato l'appartamento a luci rosse

Scoperta l'attività che una signora nordafricana gestiva con appuntamenti in agenda, selezione delle giovani ragazze da far "lavorare" e incontri con i clienti. Erano disponibili anche feste a domicilio

Una “Casa chiusa” riservata ai clienti di nazionalità marocchina. E le ragazze che vendevano il proprio corpo, così come la donna che gestiva l’attività, avevano la stessa origine. A quest’ultima era riconducibile l’organizzazione degli appuntamenti in agenda e degli incontri con i clienti, arrivando anche a scegliere la ragazza che doveva “lavorare”. Lei, Sofia El Alaoui è accusata di sfruttamento della prostituzione e anche rapina in concorso: in un caso, assieme ad altre due ragazze, picchiò e sbatte fiori dall’appartamento un cliente, dopo avergli levato 500 euro. Il giudice per le indagini preliminari di Verona ha disposto per lei l’allontanamento dal territorio veronese. Potrà tornare in provincia solo se autorizzata dal magistrato. Intanto l’appartamento dove viveva e “lavorava” con le ragazze è stato posto sotto sequestro.

Era stato proprio dall’episodio di rapina che nacque tutta l’attività di indagine. Il fatto era avvenuto nel novembre 2012 e alle Forze dell’ordine si era rivolto quel cliente trattato a male parole e malmenato, oltre che borseggiato. Da tempo si intratteneva, pagando, con una giovane connazionale. Vennero anche snocciolate tariffe e numero di ragazze. La “signora” Sofia, secondo quanto raccontato, si faceva pagare 10 euro per ogni cliente procurato e percepiva una quota sul compenso delle ragazze e dai tabulati è emerso che il 90 percento del traffico telefonico era riconducibile a utenti marocchini. Erano possibili anche feste a domicilio, pagando in anticipo. La percentuale ricevuta dalle ragazze, come spiega L’Arena, variava in relazione alla prestazione.

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