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Verona, profughi e tensioni in provincia: sindaci avvisati "al bar". "I territori hanno ragione a ribellarsi"

Il caso dei 22 migranti arrivati in un hotel a Giazza di Selva di Progno scuote la regione. Il sindaco: "È mancata del tutto la comunicazione". Il presidente del Veneto Zaia: "Una barzelletta. Si illudono migliaia di disperati"

“Ora basta, questa è una dittatura della confusione, alla quale, legittimamente e con il mio pieno appoggio, i territori cominciano a ribellarsi, da Verona a Vicenza, da Belluno, a Treviso, a Padova, con ottime ragioni, fino alla triste barzelletta del sindaco di Giazza, piccolo Comune in provincia di Verona, che ha saputo dell’arrivo di ben 22 profughi al bar del paese, non dallo Stato". Con queste parole il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, “fotografa” la situazione sempre più difficile che si registra in svariati territori del Veneto, il Veronese per primo, dove continua pressoché ininterrotto il flusso di migranti inviati nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum. L'esempio di Zaia si riferisce all'arrivo all'albergo "Belvedere" di Giazza di alcuni dei 94 profughi divisi sul territorio dalla prefettura di Verona, che poche ore prima aveva dirmaato un appello pubblico per l'accoglienza dei rifugiati in arrivo dalle coste del Meridione.

Alla rabbia del sindaco di Selva di Progno, Aldo Gugole ("Come responsabile della sicurezza di un Comune avrei piacere di essere avvertito prima per questioni organizzative") fa eco quella del presidente del Veneto. Nell'hotel a Giazza hanno trovato riparo 6 siriani e 16 cittadini bengalesi. Tutti di età compresa tra i 18 e i 25 anni e in apparente buono stato di salute. Il sindaco Gugole avrebbe già attivato le procedure per fare in modo di impiegare i profughi in lavori socialmente utili ("Cosa facciamo altrimenti? Lasciamo queste persone in albergo a dormire tutto il giorno" avrebbe spiegato su L'Arena). Ricevono vitto e alloggio e così è possibile farli lavorare per la comunità. Ma bisogna oltrepassare gli ostacoli burocratici e servono garanzie dal governo per evitare denunce di "sfruttamento illegale della manodopera". 

COMUNI MESSI IN GINOCCHIO - All'attacco è tornato Zaia: "Quello che avevo previsto fin dall’inizio si sta purtroppo verificando: centinaia di migliaia di disperati illusi di essere portati in paradiso e poi abbandonati a sé stessi. Decine di Comuni messi in croce senza fondi e senza indicazioni precise". Spiega il presidente veneto che “a Treviso come ovunque i profughi arrivano e subito dopo scompaiono nel nulla, cercando frontiere dove vengono respinti a calci da quell’Europa solidale che esiste solo nelle parole dei suoi super pagati burocrati, rivelandosi invece culla dell’egoismo, e finendo inevitabilmente per finire nelle maglie della clandestinità, o peggio della delinquenza, come a Vicenza, dove si scopre che le ‘bande del machete’ di Campo Marzo sono almeno in parte composte da ‘profughi’ arrivati anche poco tempo prima, e che la gang dei nigeriani che spacciava droga a fiumi in città era composta da soggetti in possesso di un permesso per motivi umanitari".

La soluzione "seria"sarebbe dunque oramai urgentissima e non può che "essere un forte coinvolgimento di tutta l’Europa, che deve togliersi, almeno in questo caso, l’atteggiamento da politicante burocrate, e creare una task force di Paesi solidali, ognuno pronto ad accogliere i migranti che chiedono di arrivarci, per quota parte e senza egoismi. A quel punto noi potremmo anche impegnarci nella prima accoglienza, ma potendoci organizzare sapendo che l’Europa c’è, e tutta insieme si adopera per dare una risposta civile al dramma e alle sofferenze di centinaia di migliaia di essere umani. Per ora però le non risposte del Governo italiano e dell’Europa sono invece tristemente incivili e paurosamente costose”.

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