Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Centro storico / Corticella Leoni

Verona, processo Tommasoli bis, l'accusa chiede pene più pesanti: "60 anni ai cinque imputati"

Il procuratore generale calca la mano per arrivare a condanne "giuste e severe" per tutti i presunti responsabili dell'omicidio del giovane designer di Negrar. I difensori controbattono: "Non ci fu accanimento"

Processo Tommasoli bis, arrivano le richieste dei pm. Più pesanti delle condanne nel primo processo d’appello di tre anni e 10 mesi nei confronti di Federico Perini e Nicolò Veneri. Ma soprattutto è giunta in aula la richiesta del procuratore generale di condannare duramente gli altri tre imputati che erano stati ritenuti non responsabili dell’omicidio del giovane designer di Negrar, in Corticella Leoni a Verona città, il 30 aprile 2008. Pene sollecitate dai 7 anni e due mesi fino ai 12 anni e mezzo. Per Guglielmo Corsi il magistrato ha chiesto 12 anni e mezzo, per Raffaele Dalle Donne 11 e mezzo, per Andrea Vesentini 7 anni e due mesi. A Perini e Veneri è stata innalzata a 14 anni e mezzo di reclusione con revoca della sospensione condizionale. Nella seconda udienza del secondo processo in Corte d’Assise d’Appello (deciso dalla Corte di Cassazione che aveva ritenuto “poco congrue” le pene inflitte durante il primo processo) agli unici condannati sono state contestate le aggravanti dei futili motivi, della continuazione del reato e dell’aver agito in gruppo. A conti fatti, in totale sono state richieste per 60 anni e due mesi.

Il procuratore generale Paolo Luca, come spiegano i quotidiani locali, ha esortato la corte a pronunciarsi per una pena “giusta e severa” dato che si sarebbe trattato di “aggressione immotivata e ingiustificata”. Alle pesanti richieste del magistrato si sono associate anche le parti civili (la famiglia Tommasoli e il Comune di Verona). In particolare l’avvocato che tutela l’amministrazione ha chiesto 50mila euro di risarcimento per il danno d’immagine subito dalla città, mentre il legale dei Tommasoli ha sottolineato che nessuno degli imputati avrebbe mai espresso “dispiacere” sui tragici fatti di quella serata. In aula sono stati ripercorsi i momenti salienti di quel 30 aprile di 7 anni fa e che hanno fatto il giro d’Italia, su tg e pagine di giornali.

A loro discolpa, due imputati tra i non condannati hanno presentato dichiarazioni spontanee nel ribattere all’accusa: non ci sarebbe stato, secondo loro e i rispettivi avvocati, alcun accanimento su Tommasoli e non avrebbero agito “in branco”, dunque nessun dolo in concorso. Le richieste di innalzamento della pena per Perini, inoltre, è stata duramente contestata dai difensori che hanno ricordato come “nessuno possa essere giudicato due volte per lo stesso reato”, nella fattispecie omicidio preterintenzionale. Dubbi anche sull’aggravante della “continuazione del reato”. Veneri e Perini stanno scontando la loro pena da anni, hanno precisato poi ribadendo che dopo la sentenza di condanna avevano intrapreso percorsi di studi e attività di volontariato. In base alla loro difesa, non si può sapere chi abbia colpito Tommasoli e non si conosce “cosa abbia fatto Perini quella sera”. Non ci sono “prove o indizi a riguardo”. Per i due ragazzi è stata chiesta dunque l’assoluzione per lesioni o il minimo della pena. Mercoledì prossimo avrà luogo un’altra udienza in cui sarà dato spazio alle repliche e alla probabile sentenza.

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