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Verona, processo Agec, l'ex direttore ancora alla sbarra: "Sabbia nella carne? Era solo una battuta"

Interrogatorio di ore in tribunale per S.T. che smentisce tutta la linea dell'accusa. "Nessun appalto pilotato", "Buste delle offerte mai viste in anticipo", "Accordi per far vincere alcuni mai avvenuti"

Un altro appuntamento in tribunale per il processo Agec. Davanti al giudice è tornato a parlare l’ex direttore generale, S.T., a distanza di un anno dall’arresto (e si successivi domiciliari). Le sue dichiarazioni più recenti rimandano immediatamente agli sviluppi delle indagini sull’azienda comunale che gestisce ritorsione nelle mense scolastiche, cimiteri e immobili di Verona. La “sabbia servita ai bambini al posto della carne”? Per l’ex dirigente si trattava solo di una battuta, pronunciata da un dipendente Agec (membro di commissione sull’aggiudicazione dell’appalto alla ditta Euroristorazione-Serenissima) al telefono. Quel dipendente, tecnico informatico, ha già patteggiato con altri quattro colleghi ed è uscito dal processo. “Con quei soldi lì i che dà da magnate la sabbia” avevano rilevato gli ufficiali di polizia giudiziaria, durante una conversazione del tecnico. “Solo una battuta tra colleghi” ha confessato S.T., durante le 7 ore di interrogatorio. L’ex dg è imputato assieme ai dirigenti Stefano Campedelli e Francesca Tagliaferro e a processo per corruzione risulta anche l’imprenditore altoatesino Martin Klapfer. Come spiega il Corriere Veneto, dalle 10 alle 14 di martedì scorso il pm Gennaro Ottaviano ha incrociato ancora la spada con Tartaglia (dopo è stato "affidato" alle domande delle parti civili). Quest’ultimo ha smentito tutta la linea dell’accusa:

Le buste dei concorrenti? «Escludo di averne visto in anticipo il contenuto». Il pacco-dono che l’imprenditore Giorgio Ballarin gli consegnò a casa? «Solo il frutto di una cena di beneficienza». I commenti tra commissari per «dare il voto più alto», «lavorare pesantemente sull’offerta di Bibenda», «sarebbe meglio farli arrivare quarti» o, ancora, «facciamo qualcosa per salvarci »? Nessun accordo collusivo, secondo Tartaglia, «solo goliardia».

Il magistrato avrebbe tirato in ballo anche i rapporti con i vertici delle imprese di ristorazione, tra cui quello con Flavio Faggion, amministratore delegato della Rossi Catering, una controllata di Euroristorazione. Con Tartaglia sarebbero avvenuti colloqui quando ancora il bando per le mense da 30 milioni era ancora aperto. Spiega il quotidiano locale che i solleciti del pm sono arrivati per chiarire le posizioni degli interessati:

«Ma com’è possibile che, in veste di commissari di gara, siate stati più fiscali per l’assegnazione dell’appalto da 5 milioni sulle riesumazioni cimiteriali rispetto a quello da 30 milioni per le mense scolastiche»? lo ha sollecitato l’accusa. «In realtà abbiamo fatto approfonditissime analisi economiche» ha ribattuto S.T.. «Trovo inspiegabile che abbiate liquidato le materie prime con cui nutrire i bambini in una sola seduta della commissione», ha obiettato il pm. «Sapevamo che le derrate erano gestite dalla Rossi Catering, una controllata della Serenissima», ha replicato l’ex dg.«Ma come potevate stare tranquilli se con la Rossi lei stesso si era lamentato per come stava gestendo il servizio delle derrate per il Comune di Verona»? ha ribattuto il pm. «Dopo che il sottoscritto aveva segnalato tali problematiche all’ad di Rossi e Serenissima, Flavio Faggion, la Rossi si era messa in riga» ha replicato S.T..

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