Prigioniera del padre in Pakistan, 20enne chiede aiuto alle amiche di Verona

La giovane era tornata nel suo paese a febbraio e doveva tornare nel giro di una settimana. Per mesi nessuno l'ha più sentita, poi è riuscita ad inviare un grido d'aiuto via chat alle amiche

La speranza è quella di salvarla prima che faccia la fine di Sana Chema, la ragazza pakistana di 25 anni che viveva a Brescia e che è stata uccisa dal padre in Pakistan perché non voleva accettare un matrimonio combinato.

Un caso simile a quello di Sana si è verificato a Verona. Al centro una ragazza di 20 anni, anche lei pakistana. A febbraio era partita per tornare nel suo paese per il matrimonio del fratello. Aveva detto alle sue amiche che sarebbe tornata nel giro di una settimana. Ma la ragazza non si è più vista. E per mesi nessuno l'ha più sentita, come scrive Tgcom 24. Poi, qualche settimana fa, la 20enne è tornata a farsi sentire dalle amiche, ma con dei messaggi inquietanti. Chiede che qualcuno la venga a salvare perché pare che il padre la tenga segregata. Le avrebbe ritirato i documenti, rendendole impossibile il ritorno in Italia.

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La ragazza ha raccontato alle amiche con messaggi vocali e scritti che, arrivata in Pakistan, il padre l'ha costretta ad abortire. La giovane infatti era incinta di un bambino concepito con un ragazzo veronese. La 20enne avrebbe raccontato di essere stata anche legata ad una sedia e sedata con dei medicinali. Lei teme che il padre possa ucciderla e per questo ha chiesto aiuto alle amiche, chiedendole di avvertire le autorità per venire a salvarla.

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