Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca Vigasio / via campagna

Verona, si prendono a sprangate per il parcheggio sulla stradina: il conducente condannato

Il violento diverbio scoppiato quattro anni fa nelle campagne di Vigasio finisce con la sentenza ad un anno di reclusione. Lui sarebbe sceso dall'auto per protestare contro i vicini (padre e figlio). La discussione finì in rissa e all'ospedale

Rissa a colpi di sprangate per un parcheggio. Ciò che è emerso davanti al giudice, mercoledì, è che colui che è imputato per lesioni aggravate su vicino di casa e figlio sarebbe stato provocato. Dopo il violento litigio scoppiato nell’agosto 2010, finirono tutti e tre all’ospedale ma solo uno è stato accusato. Lo stesso uomo per cui il pm ha chiesto l’assoluzione o in alternativa il riconoscimento dell’attenuante vista la presunta provocazione. Il giudice, tuttavia, non ha accolto la richiesta e lo ha condannato a un anno di reclusione (pena sospesa).

La vicenda risale al 21 agosto di quattro anni fa, quando era nella casetta in un’area di sua proprietà, intento con la moglie a preparare la conserva di pomodoro. Avendo finito i tappi per i vasetti salì sulla sua Panda e dirigersi in centro a Vigasio per acquistarli. I problemi sorsero appunto lungo il tragitto su quel stretta stradina di campagna già al centro di diverse polemiche sui parcheggi. Con l’auto incrociò un Fiat Fiorino e un Ford Transit che a suo avviso impedivano il passaggio in tutta sicurezza. I vicini avevano posizionato le auto perché dovevano riparare l’impianto di irrigazione. Il conducente scese per protestare e alla fine scoppiò la violenza.

I vicini avrebbero poi spiegato che l’uomo, visibilmente infuriato, cominciò a urlare al loro indirizzo fino a quando, impugnando una livella, decise di colpire alla testa prima il figlio e poi il padre intervenuto per difesa. La collutazione provocò la frattura del naso e dello zigomo al primo e una lesione al braccio e al fianco al secondo. Opposta, come spiega L’Arena, la ricostruzione dell’uomo che poi sarebbe stato accusato di lesioni: anche nell’ultima udienza ha spiegato che appena sceso i due gli avevano risposto duramente e che il padre partì con un pugno diretto al volto mentre il figlio stava arrivando con la livella. La sua prontezza gli avrebbe permesso di schivare il colpo e reagire “per legittima difesa”. Il giudice però non gli ha creato. Condannato.

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